SANT'ANTIOCO PRIMO EVANGELIZZATORE DI SULCI

30.07.2014 09:37

 

 

SANT’ANTIOCO

Ho colto l’ occasione della celebrazione della festa di sant’Antioco per leggere un interessantissimo volume, pubblicato nel 2011, intitolato: ”S:ANTIOCO da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso protomartire, Patrono della Sardegna” ove gli autori hanno raccolto le conclusioni tratte su questo argomento da molteplici studiosi di molte discipline, martirologia, storia sarda, archeologia e via discorrendo allo scopo di darci di questo personaggio una documentazione attendibile scientificamente. L’impresa ovviamente non è facile data la scarsità di documentazioni scientificamente certe e invece la grande quantità di leggende e di notizie attinte a fonti non attendibili, che caratterizza la gran parte dei personaggi che sono vissuti in un passato remoto e nebuloso.  Gli autori sono stati spinti a scrivere questo libro dall’amore che portano per le verità storiche che dovrebbero essere divulgate, soprattutto quelle  riguardanti la Chiesa e i suoi santi.

Per quel che riguarda il nostro  Antioco la storia è complicata dalla presenza di un altro santo omonimo che visse però a Sebaste in Armenia, tanto che spessissimo la storia dei due santi si confonde. Wikipedia per es. sotto la voce sant’Antioco di Sulcis scrive:<romani estraevano minerali e metalli pregiati: essi, i romani, condannavano spesso sia i prigionieri di guerra che i cristiani a lavorare in queste miniere. La leggenda di Antioco vuole che egli sia stato condannato a lavorare in queste miniere nell'isola, allora inospitale, che veniva chiamata Plumbaria, in quanto fonte di rifornimento del piombo. Egli doveva essere un medico durante l'impero di Adriano ed operava in Cappadocia ed in Galazia convertendo molte persone al Cristianesimo. Incarcerato per questo e sottoposto a tortura, fu quindi esiliato in Sardegna. Qui egli convertì il suo custode, il soldato Ciriaco, e riutilizzò cinque tombe appartenenti alla necropoli punica del VI secolo a.C.>>
Chiaramente non si tratta del nostro Antioco di cui esistono diversi documenti che attestano la storicità della figura a partire da una iscrizione in neopunico e latino, risalente al II secolo d.C. (La pietra di Barega).
Il conforto di pochi ma attendibili supporti documentali ci autorizza ad affermare che S.Antioco è il primo e maggiore martire della Sardegna. L’agiografia lo indica come Mauritano di origine, dunque Africano di pelle scura, giunto nelle nostre terre per professare la fede in Cristo. Da questo punto di vista, mai santo potrebbe dirsi attuale quanto S.Antioco.
Dopo il ritrovamento del suo scheletro, avvenuto il 18 marzo 1615, l’appellativo di Protomartyr Apostolicus riferito a S.Antioco svolse un ruolo decisivo nel riconoscimento del primato metropolitano per l’isola della Sardegna.
La diffusione del culto di S.Antioco è testimoniata in modo capillare nell’intero territorio sardo da un capo all’altro dell’isola ed anche nella vicina Corsica.
Nel 1124 Mariano Torchitorio, giudice di Cagliari, massima autorità amministrativa del Giudicato decretò di donare al Santo l’intera isola di Sulci, la maggiore della Sardegna, pro remissione dei propri peccati e di quelli di tutti i suoi familiari. In seguito, conseguentemente alla donazione, l’isola sulcitana assunse il nome dello stesso martire:”Isola di Sant’Antioco”.
Scrive il Cardinale Camillo Ruini nella prefazione al libro di cui parliamo: <<è sempre una occasione propizia di riflessione trovarsi a meditare sulla memoria storica di un santo martire…..Non sempre poniamo la giusta attenzione al fatto che il culto dei santi martiri è stato originato dalla religione cristiana. Nei martiri noi riconosciamo l’esempio supremo alla sequela di Cristo di coloro che giungono a sacrificare la propria vita, il più delle volte, dopo terribili sofferenze fisiche, per amore del Signore. Essi non sono semidei come quelli della mitologia greco-romana, che nati da esseri umani acquisiscono il dono dell’immortalità: i santi martiri rinunciano alla vita terrena per la gloria della vita eterna, nella convinzione che alla esaltazione dello spirito corrisponderà, un giorno, anche la risurrezione della carne.
 I santi martiri, dunque, vengono venerati perché il loro atto di perfetta fedeltà li ha resi degni di speciale ammirazione. Ha meritato in questo senso anche Sant’Antioco, vittima della persecuzione dell’Imperatore Adriano,del quale una tradizione consolidata ci riferisce fosse un medico originario della Mauritania, dunque nero…… Antioco, dunque, ci fa riflettere come sia stato il Cristianesimo la prima religione a predicare l’uguaglianza fra tutti i figli del Signore, di qualunque razza essi siano, essendo egli la dimostrazione concreta, vissuta sulla sua e sulla nostra carne, di quel concetto di fratellanza, comune non solo alla etica cristiana, ma, attraverso di essa, divenuta il fondamento storico per tutte le successive espressioni politiche e filosofiche che hanno sostenuto e sostengono l’uguaglianza di diritti fra gli uomini. Ancora più straordinaria risulta la modernità di Antioco se proiettiamo la sua intensa, articolata figura sul passato. Da un certo momento in poi della storia i mori come lui, provenienti dall’Africa mediterranea più vicina, non furono più amici dello’isola sulcitana, come per la gran parte delle coste sarde. Convertiti all’Islam, compiono imprese piratesche sui sardi uccidendoli e depredando i loro beni, stuprando le loro donne, oppure catturandoli e rendendoli schiavi, deportati in terre lontane. I pirati moreschi hanno continuato a saccheggiare periodicamente le coste sulcitane fino al XIX secolo. Le loro scorrerie erano vere e proprie maledizioni per i locali, condannandoli al terrore e alla povertà. Eppure, neanche nei momenti più bui la gente sarda ha smesso di invocare il suo patrono moro. Antioco, il Mauritano, doveva rimanere un santo riconoscibile da tutti allo stesso modo, da chi aveva la pelle bianca, ma anche da chi l’aveva più scura. Quanti suggerimenti preziosi se applicati ad una attualità che presenta qualche similitudine con il passato…..>>


“In questi tempi bui per la fede cristiana e in un mondo, che, ritornato pagano, si allontana dalla pura fonte che è Cristo, Antioco riesce ancora per tre volte all’anno a riunirci come fratelli nella fede, ricordandoci quanto sia fondamentale vivere in comunione con gli altri” (Don Demetrio Pinna, rettore della Basilica di sant’Antioco).