RIFLESSIONE DI PADRE VITTORINO SULLA NOVENA DI SAN GIOVANNI

28.06.2014 14:14

 

    Ho vissuto in Sardegna quattordici dei miei quarant’anni di sacerdozio. Sono stati i più belli, forse perché erano i primi e anche perché è stato il mio primo amore. Per la prima volta, quest’anno ho predicato il novenario di S. Giovanni. Un’esperienza che mi mancava e ha arricchito il mio repertorio di Missionario. Nel mio lavoro di annuncio del Vangelo ho imparato a valorizzare tutto il bello e il  buono che ho incontrato. Dopo il Concilio abbiamo avuto tutti troppa fretta di rinnovare eliminando molti elementi del passato,  non sempre sostituiti con proposte significative e adeguate ai tempi, ai luoghi e alle persone.

In questo mio breve soggiorno a Ghilarza, mi sono convinto che anche la tradizione delle novene, vissute con uno stile particolare che ho conosciuto solo qui in Sardegna, è una delle poche, purtroppo, opportunità che la nostra modernità ancora ci offre  per recuperare e consolidare la nostra fede. Non è un’invenzione  del  popolo sardo, giacché  i novenari hanno precedenti preistorici, in continuazione dei culti che si svolgevano dal periodo neolitico fino al monachesimo medievale. Certo è che, così come l’ho conosciuta, pone in evidenza e focalizza, a mio sommesso avviso,  l’essenza del cristianesimo in tutte le proposte che vengono suggerite dal programma che si ripete nelle feste dei vari Santi dei quali i Sardi sono molto devoti e sono insostituibili occasioni per “render ragione della speranza che è in noi”, per dirla con San Pietro.

Ci sono certamente aspetti che possono esser migliorati e reinterpretati, ma la tradizione va conservata nei contenuti e riformulata nello stile, seppur con ‘ritocchi’ più adeguati ed efficaci:  la gioia del  ritrovarsi insieme per la preghiera,  il desiderio dell’ascolto della parola del Signore, la volontà del dialogo, lo stimolo al cambiamento, la sollecitazione a migliorare la vita, a superare le divisioni, a perdonare le offese, a ritessere rapporti più autentici e sinceri, sono elementi fondanti la dimensione cristiana di base che è la Festa. Un suggerimento che oso proporre, per esempio, potrebbe essere una giornata centrale, orientata alla celebrazione del ‘perdono’, in cui tutti i partecipanti si riconciliano, attraverso una liturgia penitenziale comunitaria, che si conclude con la cena comune…
I puntini sostituiscono le infinite proposte che si potrebbero offrire per una valorizzazione attuale delle varie tradizioni che, come ricordavo sopra, sono sempre rinnovabili.

Ripeto, la vita cristiana deve presentarsi sempre e solo per quello che è: una festa. E non per nulla Gesù Cristo ci racconta il Paradiso come un perenne banchetto, dove tutti sono sazi di quella gioia che Egli ci ha dato in abbondanza

Ghilarza, 24 giugno 2014, Festa di San Giovanni Battista.

                                                                                                                                          P. Vittorino Zerbinati