PROPOSTA DI DIGIUNO E PREGHIERA PER LA CRISTIANITA'PERSEGUITATA

18.02.2015 15:43

PROPOSTA DI DIGIUNO E PREGHIERA PER LA CRISTIANITA’ PERSEGUITATA

In occasione della commemorazione degli operatori pastorali martiri del 2015  

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DEI MISSIONARI MARTIRI L’UFFICIO MISSIONARIO DIOCESANO LANCIA UNA PROPOSTA:
 “IN OGNI FORANIA DELLA NOSTRA DIOCESI SI ORGANIZZI LA GIORNATA DI DIGIUNO E PREGHIERA PER TUTTI I NOSTRI FRATELLI UCCISI E PER QUELLI CHE SONO PERSEGUITATI”.

    Il 24 marzo, come ormai da tantissimi anni, Missio Giovani propone una giornata di Preghiera e digiuno in memoria degli operatori pastorali uccisi nel corso dell’anno precedente; giornata  che diventa occasione per tutti i cristiani, non solo di ricordare quanti hanno perso la vita a causa del Vangelo ma soprattutto per comprendere sempre più che la Marthyria, cioè la testimonianza, riguarda ognuno di noi. Una fede muta, che non annuncia e che non testimonia l’amore di Dio, è una fede sterile, incapace di generare vita.

Quest’anno facendo memoria dei ventisei operatori pastorali uccisi nello scorso anno non possiamo non pensare alla situazione di persecuzione cruenta e incruenta a cui sono sottoposti i cristiani in tutto il mondo.
Faremo  una breve rassegna della situazione di cristianofobia in Europa e delle persecuzioni e stragi che si sono verificate e,ogni giorno continuano a verificarsi, in diversi paesi dell’Asia e dell’Africa.
          Pochi giorni fa, l’importante Osservatorio di Vienna sull’Intolleranza e sulla Discriminazione contro i Cristiani in Europa ha pubblicato un rapporto di 170 pagine sugli atti di odio verso la cristianità nel corso del 2013. In totale sono schedati 158 casi, quasi uno ogni due giorni, avvenuti in tutta l’Europa. Il numero è in crescita ovunque, in maniera impressionante. L’odio verso tutto ciò che è cristiano colpisce i simboli, i luoghi, le abitudini della cristianità. Non si tratta solo di concetti, di punti vista o di qualcosa che può apparire sfumato, ma di azioni precise che si ripercuotono fisicamente e con sempre maggior frequenza. L’Italia è il paese dove è stato registrato il maggior numero di episodi nel 2013: oltre un quarto di quelli riportati, circa 40. Si va da tentativi di incendi contro le Chiese, ad atti di vandalismo generico, scritte, danneggiamenti, fino a rituali satanici avvenuti all’esterno o dentro luoghi di culto. Si trova ogni genere di azione. Dai vangeli bruciati ai furti di ostie in cui è chiara l’impronta anticristiana, dalla profanazione a vere e proprie rappresaglie contro sacre statue o contro crocifissi. Da questa raccolta sono esclusi i casi di aggressione personale, le discriminazioni su base religiosa, gli attacchi spacciati per parodia o satira, o le strategie ideologiche costruite per indebolire il punto di vista cristiano o cattolico. Altrimenti l’elenco si sarebbe allungato di molto e comprenderebbe tutte quelle mosse più o meno esplicite (ma ormai sempre più evidenti) che tentano di squalificare il modello culturale condiviso da sempre sui valori cristiani.
 Se poi  parliamo di libertà  religiosa essa è in declino anche in Europa del Nord e Paesi come Danimarca, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia e Norvegia compaiono nella lista dove il grado di violazione della libertà religiosa è preoccupante e in peggioramento. Ad attestarlo è il Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre che è stato presentato a Roma.<< Nei Paesi occidentali - si legge - le tensioni religiose sono in aumento a causa di fenomeni recenti come “l’ateismo aggressivo” e il “laicismo liberale”. Alcune tendenze destano preoccupazione, soprattutto quelle relative a temi quali le scuole religiose, il matrimonio omosessuale e l’eutanasia. Benché l’opinione pubblica ritenga che i credenti debbano essere liberi di praticare la propria fede in privato, vi è un decisamente minore consenso in merito alla libertà di manifestare la fede all’interno dello spazio Pubblico. Ciò significa che i diritti di alcuni gruppi vengono sempre più schiacciati dai diritti di altri gruppi e, ogni qualvolta i diritti all’eguaglianza di genere o degli omosessuali contrastano con i diritti di coscienza dei credenti, solitamente i primi prevalgono>>.

Il rispetto della libertà religiosa nel mondo continua a diminuire e i cristiani si confermano ancora una volta il gruppo religioso maggiormente perseguitato. È quanto emerge dalla XII edizione del “Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo” della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, che è stato presentato a Roma. Il rapporto fotografa il grado di rispetto della libertà religiosa in 196 Paesi, analizzando le violazioni subite dai fedeli di ogni credo e non solo dai cristiani. Nel periodo compreso tra l’ottobre 2012 e il giugno 2014, dei 196 Paesi analizzati, in ben 116 si registra un preoccupante disprezzo per la libertà religiosa, ovvero quasi il 60%. Nella “mappa” geografica disegnata dall’Acs, sono 20 i Paesi identificati come luoghi di “elevato” grado di violazione della libertà religiosa, dove cioè la libertà religiosa non esiste. In 14 di questi Paesi, la persecuzione è a sfondo religioso ed è legata all’estremismo islamico. Sono: Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Maldive, Nigeria, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Siria, Somalia, Sudan e Yemen. Negli altri 6 Paesi, la persecuzione religiosa è perpetrata da regimi autoritari, ovvero in Azerbaigian, Myanmar, Cina, Corea del Nord, Eritrea e Uzbekistan.
Dal Rapporto emerge anche che nella lista degli Stati in cui si registrano gravi violazioni della libertà religiosa, i Paesi musulmani rappresentano la maggioranza.
 I cristiani si confermano ancora una volta il gruppo religioso maggiormente perseguitato. Minoranza oppressa in numerosi paesi, molte delle terre in cui i cristiani abitano da secoli, se non da millenni, sono oggi sconvolte dal terrorismo. Alcuni esempi degli ultimi tempi:

Dall’affermazione dello Stato islamico (ex-Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) risalendo al luglio 2014, quando i jihadisti hanno cacciato tutti i gruppi religiosi, musulmani non sunniti compresi, dalla città di Mosul, centro dell’Iraq settentrionale, che avevano occupato il mese precedente, ai cristiani è stato chiesto di scegliere tra la conversione all’islam e l’esilio”. “E così, quasi nessuno dei circa 30mila cristiani presenti in città, è rimasto e - per la prima volta in 1.600 anni - a Mosul non è stata celebrata la Messa domenicale”. Simili forme di estremismo e persecuzione contribuiscono in modo significativo al crescente fenomeno delle migrazioni di massa. Le minoranze religiose mediorientali vanno riducendosi già da molti anni. Ad esempio, il numero di cristiani in Siria è passato da 1,75 milioni dei primi mesi del 2011, agli appena 1,2 milioni nell’estate del 2014, con un calo di oltre il 30% in tre anni. In Iraq, la diminuzione è stata ancora più evidente. La creazione di Stati teocratici o mono-confessionali ha un profondo impatto sulle democrazie occidentali in quanto i profughi appartenenti a vari gruppi religiosi cercano asilo in Occidente.
 Il Rapporto guarda infine con preoccupazione alla diffusione dei social network attraverso i quali fondamentalismo e odio religioso “oltrepassano con facilità i confini geografici”.

Secondo quanto riportato dalla Agenzia Fides, l’organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie, le bande armate jihadiste dello Stato Islamico (IS) hanno fatto irruzione nel villaggio cristiano di Tel Hormuz, saccheggiando la chiesa e imposto agli abitanti di rimuovere la croce dall'edificio sacro
L'episodio allunga la serie di attacchi e intimidazioni subiti dai villaggi cristiani situati nella regione attraversata dal fiume Khabur. “In quell'area”, riferisce a Fides l'Arcivescovo Hindo “c'erano più di 30 villaggi cristiani. Erano villaggi fiorenti, abitati ognuno da migliaia di persone, con chiese e comunità molto attive, che gestivano anche scuole e iniziative sociali. Ma dall'inizio della guerra si sono quasi tutti svuotati e alcuni di essi ormai appaiono come città fantasma. In uno di essi è rimasto un solo cristiano. In altri, gli abitanti sono ridotti a qualche decina, tutti sono scappati all'estero”.

In Pakistan imperversa la persecuzione contro i cristiani. Ne è un macabro esempio la vicenda di Shama e Shahzad Masih, i due coniugi gettati vivi nella fornace della fabbrica di mattoni dove lavoravano, il 4 novembre scorso. Un'aberrazione dietro la quale c'è ancora una volta la legge sulla blasfemia, l'articolo 295 del Codice penale pachistano, troppo spesso usato per risolvere rivalità economiche o questioni che nulla hanno a che vedere con la religione:

 Sono 5 i cristiani, tra i quali un bambino di 11 anni, uccisi dall’odio religioso in India nel 2014. Insieme con loro, oltre 300 fra Sacerdoti, Pastori e leader delle comunità cristiane sono stati aggrediti, percossi e feriti. Tra le vittime di violenze vi sono, poi, più di 2.000 fra donne e bambini cristiani. Gli autori sono i gruppi estremisti indù spesso con la complicità delle istituzioni: “Spesso la polizia rifiuta di registrare atti di violenza anticristiana come tali e anche i mass-media tendono a ignorare gli abusi, non riportando le notizie”. In altri casi la persecuzione non viene alla luce perché le vittime hanno paura di essere uccise e non denunciano le violenze

In Niger il prezzo pagato per la nuova vignetta su Maometto, apparsa in copertina sul periodico Charlie Hebdo, è stato alto. Mentre l’Occidente, in particolare la Francia della “marcia repubblicana” di Hollande, si ostina a calpestare l’altrui fede religiosa, altrove viene presentato il conto in vite umane della dissacrante irrisione mediatica. Conto saldato a chilometri di distanza da chi ha l’unica “colpa” di professare la fede in Cristo…Sono 45 in tutto gli edifici sacri saccheggiati e dati alle fiamme. Oltre a 5 alberghi, 36 pub, un orfanotrofio ed una scuola cristiana. Un’ondata di violenza mai vista nel Paese: copie della Sacra Bibbia sono state strappate e bruciate, devastati i locali dell’azienda francese PMU-Pari Mutuel Urbain, saccheggiati i negozi dell’operatore di telefonia francese Orange, distrutti ristoranti e bandiere francesi. Tutto ciò, dichiaratamente, come esplicita reazione alle vignette di Charlie Hebdo. Ma le vittime, in Niger (17 milioni di abitanti, l’80% dei quali musulmano) come negli altri Paesi a maggioranza islamica, pagano senza colpa la superficialità dissacrante di quanti considerano il vilipendio della fede un proprio “diritto”. Nonostante tutto, nonostante tutti. Dovrebbero parlare alle coscienze i tanti morti per le matite sventolate in aria nei giorni scorsi. Eppure, pare che per loro nessuno giunga a pentirsi, nessuno giunga a chiedere perdono. Perché, per qualcuno, la vita è tutta e soltanto una satira.

In queste ultime settimane sono state numerose le stragi compiute in Nigeria e, particolare che lascia sbigottiti ,è che i kamikaze usati dal movimento sono bambine, di 10-12 anni, imbottite di tritolo e fatte esplodere con comandi a distanza.

 “I cadaveri giacciono sulle strade, si temono 2.000 persone uccise nei raid”: sono le parole di un ufficiale militare dopo gli attacchi dei miliziani integralisti di Boko Haram nel centro di Baqa, a nord-est della Nigeria: “la città – ancora racconta il generale – è stata completamente devastata, le case date alle fiamme”.

Dopo aver assaltato e invaso una base militare della Multi-National Joint Task Force a Baqa, i militanti hanno colpito una seconda volta la città incendiandola completamente. Le truppe governative hanno abbandonato la zona e i jihadisti di Boko Haram controllano 16 villaggi sulle rive del lago Ciad.

“Dal Mali, alla Somalia, fino alla Repubblica Centrafricana e alla Libia di questi giorni, questi terroristi hanno la stessa agenda: distruggere la Cristianità, considerando cristiani tutti gli occidentali, anche quelli, e ormai sono la maggioranza,che, a loro volta hanno come scopo più o meno dichiarato, quello di far sparire il cristianesimo e la sua morale, dal mondo. 

Di fronte a una minaccia globale serve una risposta globale!
 Quale  risposta globale più efficace della preghiera possiamo mettere in atto noi, cristiani dell’occidente?  Possiamo unire alla preghiera il digiuno per implorare il Signore che trovi una strada, per quanto umanamente possa sembrare impossibile, per arrivare al cuore di tutti i seminatori di odio e di violenza perché si convertano all’amore e alla tolleranza.
Nella Bibbia troviamo diversi episodi in cui il popolo peccatore viene perdonato grazie alla preghiera e al digiuno, segno di conversione dal male verso il bene!
Abbiamo scritto, all’inizio che Missio Giovani, ramo giovanile delle Pontificie Opere Missionarie, ormai da tantissimi anni, ha proclamato una giornata di preghiera e digiuno per i “Missionari Martiri”.  Purtroppo nel corso degli anni le persecuzioni si sono intensificate, come abbiamo potuto leggere nella breve rassegna soprastante, e le vittime sono sempre più numerose, tanto da far dire a Papa Francesco che i martiri odierni sono più numerosi di tutti quelli del passato.
 IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DEI MISSIONARI MARTIRI L’UFFICIO MISSIONARIO DIOCESANO LANCIA UNA PROPOSTA:  “IN OGNI FORANIA DELLA NOSTRA DIOCESI SI ORGANIZZI LA GIORNATA DI DIGIUNO E PREGHIERA PER TUTTI I NOSTRI FRATELLI UCCISI PERCHÉ CRISTIANI  E PER QUELLI CHE SONO PERSEGUITATI”.
Coraggio Cristiani, sentiamoci impegnati a soccorrere con questo mezzo i nostri fratelli perseguitati e uccisi perché seguaci di Cristo!
Questo articolo è stato realizzato attingendo a fonti diverse, specie l’Agenzia ZENIT, attinte a diversi siti WEB