OMELIA DI DON MICHELE PER LA FESTA DI SAN PALMERIO

12.07.2016 11:33

 

Siamo qui riuniti per ricordare e celebrare il culto antico di un Santo della nostra terra, tanto importante per la nostra tradizione.
Dalle poche fonti storiche che possediamo sappiamo che in tutti i territori dell'immenso impero romano, anche in Sardegna vennero attuate persecuzioni contro i cristiani, che avevano conosciuto la nuova religione dai perseguitati cristiani che venivano spediti in Sardegna in seguito alla condanna "ad metalla", cioè al lavoro forzato nelle miniere metallifere, di cui la Sardegna era ricca. Tra tantissimi altri, vittime degli editti persecutori dei vari imperatori, troviamo anche Palmerio. Egli era sardo di nascita, forse della attuale provincia di Oristano, era di stirpe nobile e militare della guarnigione di Fordongianus. Al tempo dell'imperatore Diocleziano (243-313), Palmerio si convertì al cristianesimo, diventando neofita e propagatore della nuova Fede. Scoperto, venne esiliato nel nord della Sardegna, verso l'odierna Villanova Monteleone,  e qui, dopo aver ricevuto il Battesimo, condusse vita eremitica. Infine venne accusato davanti al tribunale romano e, dopo essere stato flagellato, non avendo rinnegato la fede, venne ucciso, intorno al 303.
Il nome "Palmerio martire" e la relativa venerazione come Santo appare per la prima volta intorno al 1140 nel "Condaghe di Bonarcado", una raccolta di "conti", che va dal 1120 al 1263 circa e dove viene menzionato il paese sardo di Gilarci e la fattoria giudicale, dedicata a "Santu Paramini", nome con cui Palmerio è menzionato nel 1164 e nel 1263. Qui si racconta che l'antica capella padronale, eretta per l'assistenza spirituale dei servi della gleba, fu sostituita da una chiesa romanica, con una nicchia nel fianco meridionale. Il 30 maggio 1390 il vescovo Giovanni Loro consacrò l'altare di una chiesa di Ghilarza, dedicata a san Giorgio, con l'invocazione dello Spirito Santo, di san Giorgio e di san Palmerio. L' 8 luglio 1750, durante dei lavori si scoprì la tomba di san Palmerio nell'antica chiesa del Rosario.
Tutto si perde tra storia e leggenda, tra tradizione scritta e tradizione orale, tramandata da secoli.
Non è nostro compito discernere tra dati storici e leggende, a noi interessa oggi riflettere sull' importanza che i martiri, come Palmerio, hanno nella nostra vita di cristiani, oggi.
I martiri ci ricordano  verità fondamentali della nostra fede cristiana. Palmerio ci ricorda che per essere discepoli di Gesù dobbiamo essere uomini e donne che vanno contocorrente.

Scrive Papa Francesco ai giovani: << abbiamo ricevuto la grazia di incontrare Cristo gratuitamente; dobbiamo darla gratuitamente. Questo è martirio. Andate a mostrare il nostro Amore, che è l'Amore di Dio..............Non abbiate paura di andare controcorrente quando ci vogliono rubare la Speranza, quando ci propongono valori avariati che ci fanno male. Dobbiamo andare controcorrente!>>
Questo è il nostro martirio di oggi: fare la lotta tutti i giorni per rendere testimonianza della nostra fede in Gesù. A molti, anche ai giorni nostri il Signore chiede il martirio della vita, per non rinnegarlo. E' cronaca di tutti i giorni, anche se i Media, non la portano in evidenza, se non in alcuni casi.
Grazie a Dio, ancora in Sardegna non esiste questo, ma il nostro martirio consiste nel testimoniare contro lo spirito del male, che non vuole che noi siamo evangelizzatori, che lottiamo contro l'amarezza, la tristezza, il pessimismo. Anche noi, come Palmerio, dobbiamo mettere in conto il nostro martirio quotidiano, che non andiamo a cercare, ma che nasce dalla voltontà di ricercare e difendere la Verità.
Quando il mondo ci dice che dobbiamo coltivare l'odio, la logica del potere, dei soldi, del successo facile, che dobbiamo servirci degli altri per il nostro tornaconto, quando siamo tentati di dire sempre "SI" perchè abbiamo paura di fare brutta figura, il Signore ci ricorda il valore di quel martirio spirituale, che, se vissuto, feconda la terra di bene.
In Sardegna, come nel resto del mondo, il Vangelo si è diffuso per la forza di uomini e donne che hanno fecondato la Chiesa col sacrificio della loro vita.
In un mondo che non vuole nemmeno sentire la parola "sacrificio" noi dobbiamo essere persone che ne comprendono il valore, perchè i valori della nostra terra sono fondati sul dono di se stessi.

Se in questa nostra epoca tante cose vanno male è perchè abbiamo paura di puntare in alto, di dimostrare che solo col sacrificio, con la radicalità di tenere alti i valori evangelici, possiamo costruire una società migliore.
Andare controcorrente significa questo. Essere cristiani oggi non significa estraniarsi dalla realtà ma fecondarla con la nostra buona testimonianza, restando pienamente inseriti in essa.