LA SOLIDARIETA' DELLA COMUNITA' GHILARZESE IN OCCASIONE DELL'INCENDIO DEL 7 AGOSTO 2013

12.05.2014 12:33

 

            << Il clima torrido dei primi giorni di agosto, l'incuria degli uomini, forse la delinquenza, e tanti altri motivi, anche difficili da analizzare e valutare, hanno fatto si che si scatenasse l'inferno.
Il cielo del  primo pomeriggio si è oscurato, quasi stesse per arrivare la pioggia, ma non erano nuvole, era fumo, che portava sull'abitato l'acre odore della vegetazione che brucia e in breve il rombo dei Canadair gialli, che passavano a quote bassissime, degli elitankers, le sirene dei vigili del fuoco, delle ambulanze, delle forze dell'ordine hanno trasformato un rovente pomeriggio estivo in un pomeriggio di guerra e fatto comprendere a tutti la gravità di ciò che stava succedendo nelle nostre campagne.

Durante tutta la notte il bagliore del fuoco ha continuato ad illuminarci e ad angosciarci e la mattina dell'8 ancora l'incendio non era completamente domato e si facevano i primi bilanci: feriti gravi, animali periti negli incendi, fattorie completamente distrutte, ettari ed ettari trasformati in cenere, che il vento trasportava sull'abitato in una triste nevicata che ingrigiva ogni cosa>>.

 

Così scrivevamo in quei tristi giorni di agosto dell’anno scorso.

Ma, come sempre accade, la solidarietà dei cittadini non è mancata e in tanti hanno risposto all’appello lanciato dal pulpito da don Salvatore, di una sottoscrizione in favore di coloro che nell’incendio avevano perso la fonte del loro reddito e quindi del loro sostentamento. Don Salvatore lanciò il suo appello, sull’onda della commozione e del sentimento di angoscia e di dolore che animava tutti in quei giorni.

Ma non pensava certo che avrebbe incontrato tante difficoltà nel realizzare questo gesto di solidarietà.

La raccolta fondi ammontò a 10.800 euro. Cifra di tutto rispetto per le condizioni in cui versa l’economia di questo territorio, ma ben poca cosa rispetto ai danni causati dall’incendio a tante persone. Per cui ci si è posto il problema di come utilizzare al meglio tale somma.

Il progetto di don Salvatore era stato, fin dall’inizio quello di ripristinare un piccolo gregge a coloro che avevano perso le pecore nell’incendio, rifacendosi ad una antica usanza che vigeva tra i pastori, i quali donavano ciascuno qualche animale a chi, per un motivo o per un altro, aveva perduto il bestiame.
L’idea era bella, anche perché parcellizzare la somma tra tante persone avrebbe finito col non risultare utile a nessuno, mentre in questo modo si permetteva a coloro, pochi, che avevano perduto le pecore di poter riprendere la loro attività.

Le difficoltà iniziarono quando si cercò di comperare gli animali. In quel periodo imperversava l’epidemia di “lingua blu” per cui vigeva il divieto di movimentare gli ovini. Una volta cessato il divieto si presentarono le difficoltà legate all’acquisto delle bestie, vuoi per il prezzo che per la qualità delle medesime. Insomma, per i non addetti ai lavori, un mare di difficoltà. Ma la Provvidenza è venuta in aiuto nella persona del Veterinario della ASL, il dottor Antonio Sechi, il quale, accogliendo l’invito rivoltogli dal parroco, da conoscitore delle problematiche degli animali e dei problemi degli allevatori del territorio, è infine riuscito a compere  67 pecore, sane e di buona qualità.

A questo punto il Parroco ha riunito il Consiglio Pastorale parrocchiale a cui ha partecipato anche il dottor Sechi, che ha raccontato della difficoltà di reperire il bestiame. Il Consiglio pastorale, seguendo anche il suggerimento del Dott. Sechi, ha così deliberato la suddivisione delle pecore tra le seguenti persone: all’allevatore Andrea Mele, che ha  perduto nell’incendio  circa 200 pecore, sono stati assegnati 47 dei 67 capi ovini a disposizione. Otto pecore andranno a Gemiliano Serra che ha perso una decina di capre, e 12 pecore ad un allevatore di Tadasuni che perse il gregge al pascolo nelle campagne di Ghilarza. L’altro allevatore che ha perso il gregge,  Giuseppe Cheratzu, al momento attuale non ha la possibilità di accudire bestiame, avendo problemi familiari, per cui il Consiglio,  anche su suggerimento del dottor Sechi, ha deliberato di assegnargli una somma in denaro (circa 3000 euro) per contribuire alla recinzione del suo terreno danneggiato dall’incendio.

Il Consiglio ha chiesto al Dott. Sechi di provvedere all’espletamento di quanto deciso, sia per le pecore assegnate e sia per la recinzione. 

Tutto il Consiglio Parrocchiale ha approvato questa suddivisione, anche se consapevole che si tratta solo di una goccia nel mare di danni che l’incendio ha provocato e facendo notare che non è certo compito della parrocchia (anche perché non ne ha la possibilità materiale!) di far fronte a tutti i problemi che questa calamità naturale ha provocato.   Probabilmente non tutti approveranno le decisioni del consiglio e magari alcuni si sentiranno trascurati. Ma, come dice il proverbio sardo:”chentu concas, chentu berritas”. Il Consiglio ha cercato di fare ciò che riteneva più giusto ed equo, consapevole che forse altri avrebbero trovato delle soluzioni forse migliori magari anche più rapide. 

Sono passati nove mesi dall’incendio, la natura si è nuovamente ammantata di verde e di fiori laddove c’era una coltre nera, e i nuovi germogli degli alberi annunciano a tutti che la vita continua e che bisogna essere capaci di rimettere in moto la speranza perché Dio, anche grazie alla nostra solidarietà, non si è ancora stancato di questa umanità, talvolta sconsiderata, perché non sempre rispetta la natura che non è nostra proprietà ma ci è stata solo affidata come dono e come responsabilità.. Questa vicenda diventa allora anche un forte invito a vigilare e a porre in atto tutte le misure necessarie affinché non si ripetano mai disastri cosi gravi e perniciosi.

Il parroco rinnova il ringraziamento a quanti, accogliendo il suo invito, hanno reso possibile quest’opera di effettiva solidarietà. Un grazie particolare al dott. Sechi per la sua pronta e preziosa disponibilità.

Questa triste vicenda ci ricorda che “si può ripartire sempre!”. Con l’aiuto del Signore riprendiamo dunque il nostro cammino.