LA FESTA DI SANT'ANTONIO ABATE E LA LEVA DEL 1996

17.01.2015 10:04

 Il 16 e il 17 gennaio 2015  A Ghilarza, come in tantissimi paesi della Sardegna si celebra una delle feste più antiche dell’Isola, Sant’Antonio Abate.
La leggenda narra che Sant’Antonio, rubò dagli inferi una scintilla e la donò alla terra, attraversata da temperature glaciali, portando luce e calore. Questa leggenda rivive nei falò che si accendono la vigilia e bruciano per tutta la notte e il giorno della festa. Attorno ai falò, chiamati con vari nomi, si compiono dei riti, diversi da paese a paese, ma tutti seguiti da un grande concorso di popolo.
In molti paesi della Sardegna i festeggiamenti vengono curati dai ragazzi che hanno raggiunto la maggiore età nell’anno precedente. La cosiddetta “LEVA”, quest’anno quella del 1996.
A Ghilarza, ormai da diversi anni la benedizione del ceppo da parte del Parroco viene preceduta, la vigilia della festa, dalla celebrazione di una Messa nella chiesa di s.Palmerio, alla quale partecipano  i ragazzi della leva e i loro familiari.
Nell’omelia don Salvatore ha parlato a cuore aperto ai giovani, proponendo loro spunti di riflessione, molto realistici. Egli ha detto loro che la presenza alla Messa vuole essere un’occasione per riflettere sul modo in cui vogliamo condurre la nostra vita. Il Vangelo odierno ci ha proposto l’incontro di Gesù col giovane ricco, ed esprime la legittima sete di felicità, in particolare dei giovani, perché gli uomini sono stati creati per essere felici. Questo era l’originario disegno di Dio Creatore. Ora il problema è: come realizzare il desiderio di felicità? Come raggiungere la gioia? Si tratta di scegliere tra due opzioni:quella di Cristo e quella dello spirito del mondo. Gesù offre una cosa e il monda un’altra e la voce del mondo è allettante, suadente, promette felicità attraverso il denaro, il successo, il potere, il piacere superficiale dei sensi. Tutto questo promette la voce del mondo, basta guardare le varie pubblicità. Soprattutto ai giovani vengono proposte, ma il mondo degli adulti non vuole bene ai giovani, li vuole solo sfruttare a fini commerciali o di tornaconto, ma non ha la capacità di indicare strade diverse, vere, proponendo soluzioni che alla fine conducono alla infelicità. Seguire la strada di Cristo non è semplice, ma Lui non imbroglia come fa il mondo. Egli schiettamente dice che la sua strada, alla fine darà il centuplo, ma sarà costellata di sofferenza, persecuzione e che per percorrerla bisogna abbracciare la croce e la logica del servizio, la logica delle Beatitudini, che il mondo rigetta. Eppure la vera felicità è racchiusa in esse, dato che si realizza solo nel donarsi, coll’amare, sull’esempio di Gesù. Amare vuol dire sempre donarsi, mai prendere o, peggio, pretendere,. Tradotto in pratica significa che la vita deve tendere a realizzare una società migliore, basata sull’amore, la giustizia, la solidarietà. Solo così la vita ha il giusto senso , è degna dell’uomo e dà gioia. Nella realtà quotidiana vediamo giovani impegnati e giovani che vivono alla giornata. In che cosa sono diversi? Nel senso che danno alla loro vita, alle cose che fanno. Vivere da cristiani non significa rinunciare ad essere felici, ma cercare di vivere la vita nella gioia, nella festa, ma rinunciando ad operare il male, che è egoismo, violenza, ideologie che trasformano in negativo, come dimostra la triste realtà che ci circonda.
La risposta alla domanda di fondo che pone Gesù al giovane ricco è: vivi la tua vita facendoti dono per gli altri e vivrai nella gioia.
La domanda su cui riflettere ai giovani presenti:”Voi cosa volete fare della vostra vita? Tenete sempre presente che Gesù Cristo propone una via difficile ma l’unica che conduca alla vera felicità e che Lui non vi abbandona a metà strada, ma cammina sempre con voi, solo che lo vogliate come compagno di viaggio. Quindi con la responsabilità che si inizia ad acquisire con la maggiore età fate in modo di avere ideali che faranno della vostra vita qualcosa di prezioso, bello, importante. Sappiate  rinunciare a ciò che è fasullo, transitorio, labile, per costruire una vita basata sull’onestà, l’amore, la disponibilità, non vissuta nella mediocrità, e fatta di espedienti. Con Papa Francesco vi esorto a non lasciarvi mai rubare la Speranza!”
Al termine della Messa ci si è recati insieme sulla piazza dove troneggiava un grosso albero cavo e don Salvatore ha pregato con i giovani e impartito la benedizione di Dio a tutti i presenti.