INTERVISTA ALLE SORELLE SAVERIANE GHILARZESI STEFANINA E GEMMA LOI

22.06.2015 17:27

 

 

Stefanina Loi.             

  Dio è stato fedele alla nostra vita

Stefanina e Gemma Loi, due delle 4 sorelle ghilarzesi Missionarie di Maria-Saveriane. In questo 2 luglio celebrano rispettivamente 60 e 50 anni di consacrazione al Signore. Celebrano la fedeltà del Signore nella loro storia e vita, la sua Misericordia Onnipotente, come diceva il loro fondatore padre Giacomo Spagnolo, perché con le loro persone, piccole e fragili, Egli ha potuto realizzare il Suo progetto: quello di annunciare il Vangelo con la testimonianza di vita e con le parole fino ai confini del mondo. Poniamo loro alcune domande per conoscere un pò della loro chiamata alla missione.

Come è nata la vostra vocazione missionaria?

Stefanina: L’educazione religiosa avuta in famiglia e l’appartenenza all’Azione Cattolica mi hanno sempre aiutata ad insegnare alle bambine e alle giovani a conoscere Gesù. Io stessa ho ricevuto tanto aiuto dalle delegate, dalle suore e dai sacerdoti, per cui dicevo a me stessa: Se mi è stato insegnato ad amare Gesù, perché non lo posso fare anch’io, con i bambini che non lo conoscono, in terra di missione?

Percependo così la vocazione missionaria, per via provvidenziale a 18 anni nel 1949, vengo a sapere della nascente Congregazione Missionaria a Parma come ramo femminile dei Missionari Saveriani, che da poco avevano aperto una comunità a Macomer.

Il 22/5/51 lascio Ghilarza e quanto mi era di più caro: la famiglia e i parenti, la parrocchia, le amiche e conoscenti e, accompagnata dal nonno Giuseppe Onida e da mio fratello Giovanni, parto per Parma, luogo fino allora a me sconosciuto, per iniziare il cammino di formazione – 4 anni – in preparazione ai Voti Religiosi e alla Missione.

Gemma: Quando ero giovane e sognavo di formare una famiglia, pensavo a quella di mia mamma, con tanti figli. Non immaginavo che l’incontro di Gesù nel Vangelo mi avrebbe portata lontana dal mio paese e dalla Sardegna e che cosa mi avrebbe dato. Durante gli anni di lavoro all’ospedale del paese come infermiera mi dedicai con passione a servire gli ammalati, trovando le parole per confortare e incoraggiare e pensando spesso di servire Gesù in loro. Pregavo: Signore, io vorrei fare la tua volontà; però vorrei sposarmi e non farmi suora.

Dopo diversi anni di alternanza tra queste due possibilità – ma la seconda la scartavo come una tentazione – sempre dialogando col Signore, pensai che sposandomi avrei dato metà del mio stipendio ogni mese alle missioni. Però, una voce dentro di me mi diceva: “Non mi servono i soldi, ma tu”. Dicevo ancora: “Avrò tanti figli, li consacrerò tutti a Dio!”. La voce rispondeva: “Perché loro e non tu?”.

Ebbi occasione di andare a Parma, dalle Missionarie. Stefanina era già partita per gli USA e Caterina si preparava per andare in Giappone. Mi piacque l’ambiente, la gioia e la gentilezza delle sorelle. Qualcosa mi attirava irresistibilmente. I giorni passarono veloci e prima di partire andai in cappella e in ginocchio, davanti alla Madonna delle missioni, promisi che un giorno sarei tornata per restare.

Passarono due anni. Non mi decidevo a partire perché vedevo il bisogno che c’era in casa del mio aiuto, con tanti fratelli piccoli,. Anche la malattia di mamma fu motivo per rimandare questa scelta. Infatti guarì e così decisamente feci i passi: con non poca sofferenza mi licenziai dall’ospedale, lasciai la famiglia e la casa paterna e entrai a far parte delle Missionarie all’inizio del 1962.

Raccontateci del periodo trascorso in missione

Stefanina: Nel 1954 sono stata destinata alla nostra prima fondazione all’estero, negli USA, nello stato del Massachusetts, dove vi sono rimasta dal 1955 al 1982 svolgendo attività nel campo educativo, sanitario, catechetico-pastorale fra gli immigrati latino-americani e nell’animazione missionaria. Era mio desiderio donare gli anni che mi restavano in un paese povero, così nel 1983 fui destinata alla prima nostra fondazione in Sierra Leone (Africa Occidentale) dove ho trascorso 11 anni lavorando a Kambia nel Centro di Riabilitazione per poliomelitici come infermiera e amministratrice del Centro.

Nel 1994 fui richiamata in Italia per un periodo di sosta che coincise col sequestro delle altre sette sorelle della mia comunità a mano del RUF, un gruppo di guerriglieri che lottava contro il governo, sequestrava gli adolescenti e giovani per addestrarli alla guerriglia e, dove passava bruciava le case e i campi e mutilava le persone. A causa della guerra non potei più tornare in Sierra Leone e per tre anni rimasi nella casa madre di Parma svolgendo alcuni servizi.

Nel 1997 mi fu chiesto di tornare negli USA per altri 6 anni, due dei quali li ho trascorsi a New York dove noi sorelle saveriane abbiamo svolto attività pastorale tra gli afro e latino-americani di lingua inglese e spagnola e accogliamo le sorelle delle diverse nazionalità che si preparano alla missione con lo studio dell’inglese e altre specializzazioni. Così anch’io, oltre ai servizi all’interno della comunità, ho potuto svolgere attività di volontariato in un Centro per la Vita e visite con incontri di preghiera con le carcerate di lingua spagnola.

Richiamata in Italia nel 2004 sono stata destinata alla comunità di Ceggia – VE, a servizio degli anziani della Casa di Riposo dove, nonostante il peso degli anni e gli acciacchi, cerco di rendermi utile con le sorelle e con gli ospiti che abitano in questa casa.

Gemma: Guardando indietro fino al 1962 quando lasciai Ghilarza per far parte delle Missionarie di Maria - Saveriane a Parma riconosco di aver fatto molta strada: tre anni in una clinica a Napoli, poi ancora Parma; due negli Stati Uniti; un breve periodo tra Spagna e Belgio per lo studio delle malattie tropicali, un altro periodo in Francia, a Parigi per lo studio del francese, trentasei anni nella Repubblica Democratica del Congo; e ora a Parma da tre anni. Quanta gente il Signore mi ha fatto incontrare, amare, aiutare...

Ora mi trovo a Parma, nella Casa Madre, per aiutare le sorelle più anziane di me e ammalate. E’ la missione vissuta in un altro modo ma sempre con la stessa persona, Gesù. Cambia la realtà attorno ma è sempre bello e gioioso vivere per Lui, con Lui e in Lui.

Arrivate a questa tappa della vita, ci potete sintetizzare brevemente cosa vi passa nel cuore e nella mente?

Stefanina: Sessanta anni di consacrazione sono lunghi da “incapsulare” brevemente ma, riconoscendo che tutto nella mia vita è stato opera di Dio, posso riassumere questi lunghi anni in una sola frase: “Dio è il Fedele, fedele per sempre”!

Non solo i 65 anni di appartenenza alle Missionarie di Maria-Saveriane, ma da sempre ho fatto l’esperienza della presenza di Dio nella mia vita. Ho lasciato i miei genitori, fratelli e sorelle e ho rinunciato ad una mia propria famiglia, ma il Signore mi ha dato il mondo intero da amare, famiglia composta da gente di ogni cultura e colore, gente di vari popoli incontrati nell’America del Nord e in terra africana nel Sierra Leone.

Non importa dove sono o che cosa farò, poiché come il Signore mi ha guidata fino al presente, continuerà la sua opera fino alla fine. A Lui tutto l’onore e la gloria.

Gemma: Non mi sono mai annoiata. Stancata? Sì. Sofferto? Sì, basta pensare agli anni vissuti durante la guerra in Congo. Gioito? Molto. Tutto quello che una mamma vive l’ho vissuto anch’io, forse centuplicato.

Non rimpiango nulla; ho solo sentimenti di lode e ringraziamento, Dio mi è stato sempre fedele e mi ha accompagnata in ogni situazione.

Cosa dite ai giovani di oggi che hanno tanta paura di impegnarsi per la vita, in qualunque campo, figurarsi abbracciare la vita religiosa!

Stefanina: Mi sono resa conto che Dio si serve di persone e avvenimenti per indicare la via da seguire affinché si possa realizzare il suo progetto su ciascuna persona. E’ ancora lui che ci accompagna e sostiene nei momenti facili e difficili, perché Lui è fedele alle sue promesse. Anche le nostre risposte a Dio, i nostri “sì” o “no” hanno delle conseguenze sulle altre persone, come lo è stato per le altre mie sorelle Caterina, Gemma e Elena, per le quali, senza volerlo da parte mia, avrò spianato la via per la loro vocazione missionaria. Ai giovani posso dire che anche il loro sì o no avrà senz’altro delle conseguenze nella loro vita e nella vita degli altri.

Gemma: Cosa dire alle ragazze di oggi? Di usare bene il coraggio che hanno. Quante volte Gesù nel Vangelo ha detto agli apostoli ed oggi a noi: “Non temete, non abbiate paura! Abbiate fiducia in me!”. Ci vuole molto coraggio sia per sposarsi come per consacrarsi nella vita religiosa, con la differenza che Dio è sempre fedele.Gemma  Loi