"CREDO IN GESU' CRISTO" INCONTRO DI PREGHIERA E CATECHESI DEL VESCOVO NELLA FORANIA DI GHILARZA

11.12.2012 16:08

I Lunedì della Cattedrale    Avvento 2012:  Io credo  (II catechesi)

Forania di Ghilarza, 9 dicembre 2012, ore 16.30

    Si è svolto domenica pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Ghilarza l'incontro di preghiera e catechesi , tenuto dal nostro vescovo ad una assemblea di fedeli provenienti dai diversi paesi della forania. Erano presenti anche i parroci e altri sacerdoti della zona, che hanno officiato insieme a Monsignor Sanna, l'incontro di preghiera, animato dai canti del coro parrocchiale di Ghilarza. Abbiamo pregato , ascoltato la Parola di Dio, rinnovato le promesse battesimali, cantato , e ascoltato l'esposizione del vescovo su Gesù. La catechesi di monsignor Sanna si è articolata in due parti. Nella prima ci è stato esposto ciò che il Papa dice di Gesù nei tre volumi che Egli ha scritto sulla sua vita ,  spiegandoci che Benedetto XVI ha scritto da uomo di fede, che crede che Gesù sia il Cristo, figlio di Dio e nostro Salvatore, e non da teologo. Nella seconda parte l'Arcivescovo ha esposto i risultati di una recente indagine su Gesù fatta in Italia.

Allego sia il testo che l'audio della catechesi. L'audio, essendo molto lungo l'ho dovuto dividere in due video clip, di cui solo il primo ha una breve parte di immagini.

 Cliccando sulla foto del vescovo si andrà alla prima parte della catechesi su You Tube, cliccando sull'altare in fondo alla pagina,  alla seconda parte

CATECHESI DI MONSIGNOR SANNA:

Credo in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore

Presento il secondo articolo del credo in due parti. Nella prima parte riassumo che cosa il papa dice di Gesù di Nazareth nei suoi tre volumi. Nella seconda, servendomi di una indagine sociologica, esamino che cosa la gente dice di Gesù.

A. Che cosa il papa dice di Gesù

Nel primo volume, il papa parte dalla domanda: come mai i primi cristiani hanno creduto e predicato che Gesù è il Figlio di Dio? Si sono ingannati o hanno predicato quello che hanno visto e udito? E' possibile affermare allo stesso tempo il monoteismo ebraico e la divinità di Gesù Cristo; affermare allo stesso tempo l'unicità di Dio e professare che Gesù è "Dio vero da Dio vero"? (J. Ratzinger – Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, Rizzoli, Milano 2007).

Benedetto XVI fa il tentativo di presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il "Gesù storico" in senso vero e proprio. "Io sono convinto, scrive il papa, che questa figura è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni. Io ritengo che proprio questo Gesù - quello dei Vangeli - sia una figura storicamente sensata e convincente. Solo se era successo qualcosa di straordinario, se la figura e le parole di Gesù avevano superato tutte le speranze e le aspettative dell'epoca, si spiega la sua crocifissione e si spiega la sua efficacia. Già circa vent'anni dopo la morte di Gesù troviamo pienamente dispiegata nel grande inno a Cristo della Lettera ai Filippesi (2,6-11) una cristologia, in cui si dice che Gesù era uguale a Dio ma spogliò se stesso, si fece uomo, si umiliò fino alla morte sulla croce e che a Lui spetta l'omaggio del creato, l'adorazione che nel profeta Isaia (45,23) Dio aveva proclamata come dovuta a Lui solo. La ricerca critica si pone a buon diritto la domanda: che cosa è successo in questi vent'anni dalla crocifissione di Gesù? Come si è giunti a questa cristologia? Come mai dei raggruppamenti sconosciuti poterono essere così creativi, convincere e in tal modo imporsi? Non è più logico che la grandezza si collochi all'inizio e che la figura di Gesù abbia fatto saltare tutte le categorie disponibili e abbia potuto così essere compresa solo a partire dal mistero di Dio?"

Sotto un certo punto di vista, il punto di partenza della riflessione del papa è uguale a quello dell'islàm e degli ebrei: Gesù è un profeta. Però, secondo il papa, egli è un profeta che ha guardato Dio faccia a faccia. In Gesù non si vede più Dio di spalle come con i profeti antichi, ma faccia a faccia. Gesù ha portato Dio, non un programma di promozione umana (p. 67). L'approccio a Gesù, però, deve essere quello della fede e non solo quello della critica testuale (p. 58).

Secondo l'islàm, molti studiosi ebrei e molti studiosi cristiani, il problema si risolve se si toglie a Gesù ogni pretesa divina e lo si riconduce nell'ambito del profetismo o del rabbinismo, e si incolpa della sua divinizzazione gli autori dei vangeli e gli scritti del Nuovo Testamento. Secondo il pensiero islamico, infatti, i Vangeli sarebbero stati alterati dai cristiani. Già l'eretico Marcione, nel II secolo, sosteneva che i quattro Vangeli erano stati falsificati. Gli studiosi cristiani, d'altro canto, parlano della ebraicità di Gesù, per il fatto che non si può negare che egli debba essere compreso a partire dal mondo religioso e sociale in cui è cresciuto. Ma "Gesù è stato un vero israelita e allo stesso tempo è andato oltre il giudaismo. Le concezioni comuni inseriscono Gesù nella categoria dei profeti, una categoria che era disponibile come chiave interpretativa a partire dalla tradizione di Israele. Non raggiungono tuttavia la vera natura di Gesù, la sua novità...Gesù non rientrava in nessuna delle categorie consuete".

Nel secondo volume, Benedetto XVI esamina dal punto di vista storico, teologico e analitico, in nove capitoli, gli ultimi giorni dell'esperienza terrena di Gesù: la passione, la morte e la Resurrezione di Cristo. Il cuore del volume è la professione di fede: "Il Signore è veramente risorto. Egli è il Vivente". Questa seconda parte, dedicata al centro dell'annuncio cristiano, il mistero pasquale di passione, morte e resurrezione di Cristo, è anche la descrizione del "fallimento del profeta", quel fallimento visto dall'antico Israele e che ha la sua dimensione visiva nell'abbassamento della crocifissione: "Egli – diceva il papa nel suo primo testo – finisce sulla croce ma proprio dalla croce deriva la grande fecondità" (J. Ratzinger–Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. Dall'ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione, Lev, Città del Vaticano 2011).

Come nel caso del primo volume, non si tratta di un testo destinato solo ai credenti e animato da finalità prevalentemente catechetiche. È invece un libro suggestivo, sotto vari profili, per chiunque. Anche se la scelta editoriale è stata quella di dichiarare il papa Benedetto XVI come autore, mettendo tra parentesi il suo nome "secolare", non vi è nulla di autoritativo nella lettura e nelle interpretazioni proposte. Si può dire che più che un libro scritto sia un libro pregato. In esso si rivela l'amore profondo del pontefice per la persona di Gesù più che la professionalità di uno studioso del fenomeno religioso. Se, secondo S. Agostino, per amare bisogna conoscere, Benedetto XVI, con il suo volume, vuol far conoscere Gesù, perché lo si ami e si diventi suoi discepoli convinti e coraggiosi.

La figura che emerge dal volume di papa Benedetto è un Gesù certamente umano, raccontato con tono profondo e colloquiale, e che è rivolto a tutti i lettori, credenti o meno, ma il papa non può tralasciare la verità di fede. Tutto questo avviene soprattutto quando egli parla della Resurrezione. Nell'orto degli Ulivi, dopo l'Ultima Cena, prima di essere tradito e arrestato, il Figlio di Dio "sperimenta l'ultima solitudine di essere uomo". Egli, morendo sulla Croce, invoca il Padre e il suo è un "grido di abbandono", visto come "grido di tutti i giusti che soffrono". Il terzo giorno, il sepolcro viene trovato vuoto, un uomo che è dunque più di un uomo. A volte, concede Benedetto XVI, il pensiero moderno razionale può far fatica ad accettare la Resurrezione "come fatto realmente avvenuto". Del resto, "le testimonianze sulla Resurrezione non rientrano nel mondo della nostra conoscenza. Non contestano la realtà esistente, ma si aprono a una nuova dimensione". Cristo risorto è "vita nuova" e il credente è tale solo "se crede che Cristo è veramente risorto dai morti". "Una nuova possibilità di essere uomo, una possibilità che interessa tutti. Se si fosse trattato soltanto di un miracolo di un cadavere rianimato, essa ultimamente non ci interesserebbe affatto".

Il terzo volume, definito una "sala d'ingresso" all'intera trilogia su Gesù di Nazaret, si compone di quattro capitoli, di un Epilogo e di una breve Premessa (J. Ratzinger - Benedetto XVI, L'infanzia di Gesù, Rizzoli, Milano 2012).

Il primo capitolo è dedicato alla genealogia del Salvatore nei Vangeli di Matteo e di Luca, tra loro molto diverse, ma entrambe con lo stesso significato teologico-simbolico: la collocazione di Gesù nella storia e la sua vera origine come principio, un nuovo inizio nella storia del mondo.

Il tema del secondo capitolo è l'annuncio della nascita di Giovanni Battista e di quella di Gesù. Rileggendo il dialogo tra Maria e l'Arcangelo Gabriele secondo il Vangelo di Luca, il papa spiega che, attraverso una donna, Dio cerca un "nuovo ingresso nel mondo". Per liberare l'umanità dal peccato, scrive citando Bernardo di Chiaravalle, Dio ha bisogno dell' "obbedienza libera" alla sua volontà. "Creando la libertà, Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall'uomo. Il suo potere è legato al "sì" non forzato di una persona umana". È così che, solo grazie all'assenso di Maria, può cominciare la storia della salvezza.

Al centro del terzo capitolo troviamo poi l'evento di Betlemme e il contesto storico della nascita di Gesù, l'impero romano che – sotto Augusto – si estende da Oriente a Occidente e, con la sua dimensione universale, consente l'ingresso nel mondo di "un universale portatore di salvezza"; "è, difatti, "la pienezza dei tempi". I singoli elementi del racconto della nascita sono densi di significato: la povertà in cui "il vero primogenito dell'universo" sceglie di rivelarsi, e dunque lo "splendore cosmico" che avvolge la mangiatoia; l'amore speciale di Dio per i poveri, che si manifesta nell'annuncio ai pastori; e le parole del Gloria, oggetto di traduzioni controverse.

Ai Magi sapienti, che avevano visto sorgere la stella "del re dei Giudei" ed erano venuti per adorarlo, e alla fuga in Egitto, è dedicato il quarto capitolo. Dove le figure dei "mágoi", ricostruite attraverso una ricca gamma di informazioni storico-linguistiche e scientifiche, sono delineate come emblema affascinante dell'inquietudine, della ricerca e dell'attesa interiore dello spirito umano.

Infine l'Epilogo, con il racconto – secondo il Vangelo di Luca – dell'ultimo episodio dell'infanzia di Gesù, l'ultima notizia che abbiamo prima dell'inizio della sua vita pubblica con il battesimo nel fiume Giordano. È l'episodio dei tre giorni, durante il pellegrinaggio di Pasqua, in cui Gesù dodicenne si allontana da Maria e Giuseppe e rimane nel Tempio di Gerusalemme a discutere con i "dottori". Egli, che "cresceva in sapienza, età e grazia", si manifesta qui nel mistero della sua natura di vero Dio e, insieme, di vero uomo, che "ha pensato ed imparato in maniera umana".

B. Che cosa la gente dice di Gesù

Sondaggio su Gesù di Nazareth

Il questionario su Gesù, composto da 8 domande di cui 5 chiuse e 3 aperte, è stato pubblicato sul portale "giovanipace.org" e distribuito su carta in alcune scuole superiori, pubbliche e private, di Torino e Latina, oltre che a coloro che transitavano dall'Arsenale della Pace. La raccolta dei dati si è conclusa su 900 questionari compilati.

1. Cosa sai di Gesù di Nazareth?

Tra tutti gli intervistati una quarantina afferma di sapere poco o niente su Gesù, o perché non ci crede o perché non interessato o perché non ha avuto occasione di saperne di più. Qualcuno ha interpretato la domanda da un punto di vista più filosofico o teologico, avventurandosi nei perché della venuta sulla terra, del senso della sua morte e resurrezione. Per alcuni, poi, la conoscenza è stata intesa come qualcosa che si è impresso in sé perché maturato dalla esperienza personale.

2. Chi è per te Gesù?

25,3% amico

24,7% Dio

23,9% maestro

2,4% rivoluzionario

1,2% superstar

Le risposte presentano una distinzione per fasce di età. La percentuale di chi ha indicato l'opzione Dio scende dalla fascia più alta alla più bassa (dal 53,6% al 16,4%), viceversa per l'opzione amico (dallo 0% al 32,0%) e maestro (dal 7,1% al 35,4%).

3. C'è qualcosa che ti affascina di Gesù?

33,3% Gesù che perdona

22,2% Gesù che soffre

20,4% Gesù che è vicino alla gente

2,2% Gesù che dà valore alle donne

Le risposte si sono accentrate su tre tratti della figura di Gesù (nell'ordine, che perdona/soffre/è vicino), con una netta prevalenza della voce perdono in tutte le fasce. Gesù che perdona affascina in modo particolarmente intenso gli adolescenti ed i giovani sotto i 20 anni.

4. Se Gesù non ti affascina, è perché...

11,2% la sua Chiesa è arrogante

5,9% propone un senso della vita non attraente

4,4% un Dio non può diventare uomo

4,0% accettarlo come Dio limita l'uomo

Al primo posto l'opzione che indica uno stato di disagio o insofferenza verso l'atteggiamento della Chiesa (11,2% sul globale; nella fascia dei 17-20enni il 16% del totale della fascia).

5. C'è qualcuno che hai trovato convincente su Gesù?

34,4% prete/suora/maestro spirituale

13,3% genitore

8,8% associazione cristiana

8,8% insegnante

6,8% amico/a

La domanda ha avuto un esito in apparente contrasto con le valutazioni precedenti, indicando al primo posto (35% degli intervistati) l'opzione prete/suora/maestro spirituale; a una certa distanza seguono i genitori, mentre poco significativi risultano insegnanti, associazioni, amici.

6. Dove cerchi notizie su Gesù?

30,3% Vangeli

16,1% libri

13,6% film

5% internet

3% musica

Al primo i Vangeli. La risposta "altro" indica per la maggior parte delle persone (6%) o degli ambiti (parrocchia, chiesa, scuola, associazioni, incontri... ), mentre il 3,4% specifica che non cerca mai notizie su Gesù.

7. Se potessi parlare con Gesù oggi, cosa gli diresti ?

Le risposte offrono prevalentemente quattro spaccati: l'aspetto miracolistico (Gesù che deve intervenire per risolvere i problemi), l'aspetto di affidamento (e qui è significativo il ricordare la famiglia, specie nei ragazzi della prima fascia), l'aspetto di lode e ringraziamento e l'aspetto del bisogno di certezze sul problema del male (la gran parte dei 17-20enni inizia con un perché), sul senso della vita, sul proprio futuro, sulla morte, sul paradiso. Quest'ultimo aspetto è stato in particolare trattato nella stragrande maggioranza da adolescenti e giovani sotto i 20 anni. Quasi a significare che gli adulti hanno rimosso o risolto questi problemi. Assai diffusa, soprattutto nei più giovani, la sensazione di vivere in un mondo che "va a catafascio".

8. La Chiesa cattolica favorisce il tuo incontro con Gesù?

43,8% sì

24,3% sì ma...                                                                                                                

13,6% non so

12,7% no

2,3% no ma...

Assai diversificata la gamma delle motivazioni espresse per la fatica di riconoscere Gesù nella Chiesa (intesa soprattutto come istituzione); ca. il 10% lamenta la distanza dai giovani, molti non trovano in essa fedeltà al suo esempio