COMMEMORAZIONE IN SAN SERAFINO PER I CENTO ANNI DALLO SCOPPIO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

14.09.2014 20:59

 

 

 

 

 

 

CENTO ANNI DALLO SCOPPIO IN EUROPA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

COMMEMORAZIONE IN SAN SERAFINO

Nel centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, sabato 13 settembre 2014, Papa Francesco ha celebrato al Sacrario di Redipuglia, con Cardinali e Vescovi italiani, austriaci, croati, sloveni e ungheresi.
Egli ha detto nell’omelia  “La guerra è una follia il cui “piano di sviluppo  è la distruzione”; “non guarda in faccia a nessuno”, si nutre della “risposta di Caino: «Sono forse io il custode di mio fratello?», che è “l’esatto opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo………..
……….. Chiedo la conversione del cuore, per passare dall’ «A me che importa» al pianto. Per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo, l’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto”.

Nella stessa ora , intorno alle 10,30,  in San Serafino un piccolo gruppo di cittadini di Ghilarza con le autorità civili, militari e il parroco don Salvatore ha commemorato i caduti di tutte le guerre, prendendo spunto da un fatto, ignoto ai più, e cioè che a san Serafino, sotto il portico della chiesa, nel 1919 furono sepolti otto prigionieri dell’esercito austro-ungarico, che lavoravano alla costruzione della Diga sul Tirso, i cui lavori erano iniziati nel 1917.
 In quell’epoca in Sardegna si trovavano migliaia di prigionieri, in gran parte austriaci ed ungheresi, e furono impiegati nel lavoro: nelle miniere, in agricoltura e forestazione e nell’esecuzione di opere civili, tra cui la costruzione della grande diga sul Tirso. Alla realizzazione di quell’opera lavorarono anche un centinaio di prigionieri, di cui parte erano alloggiati in Busachi, parte in Ula e parte, appunto in san Serafino, che è un villaggio “novenario” in agro di Ghilarza (OR).
Grazie ad una rete di persone residenti in vari paesi d’Europa, che si interessa a ricostruire le vicende di quei terribili anni, per mostrare alle giovani generazioni quali guasti terribili apportino le guerre, una equipe di una televisione ungherese sta girando un documentario sui prigionieri di guerra dell’esercito austro-ungarico, all’Asinara e in altri luoghi della Sardegna, dato che tantissimi di essi vi trascorsero la prigionia e che alcuni morirono nel nostro territorio. Si è preso spunto dalla visita di questa equipe televisiva per commemorare quei prigionieri sepolti in san Serafino.
Intorno alle 10,30, preparato l’equipaggiamento per le riprese televisive, una corona di alloro è stata portata in corteo da due ragazzi  seguiti dal sindaco, da alcuni componenti della giunta comunale, da rappresentanti delle forze dell’ordine, dal parroco e da un gruppo di cittadini. Il piccolo corteo ha percorso la piazzetta del “Novenario”e sotto il portico della chiesa, don Salvatore ha impartito la benedizione e recitato una bella preghiera da lui composta per affidare al Signore i caduti di tutte le guerre, perché essi intercedano per la fratellanza tra i popoli e la costruzione della pace per la quale vale la pena di impiegare tutti i giorni ogni nostra energia”.
Quindi il  sindaco di Ghilarza, Stefano Licheri ha rivolto un breve discorso per onorare, ad un secolo di distanza, quei soldati, che a suo tempo  vennero frettolosamente sepolti.
L’equipe degli ungheresi è rimasta favorevolmente impressionata dall’ accoglienza e dall’impegno profuso nella ricerca che ha portato alla ricostruzione delle vicende seguite alla morte dei 12 prigionieri in san Serafino nel gennaio del 1919. E’ stato offerto da parte del Comune ad ogni membro dell’equipe, un opuscolo , in italiano ed in inglese, dove è stata riassunta la storia dei prigionieri austro-ungarici in Sardegna, il testo della preghiera e un volumetto del cimitero di Ghilarza, nel cui ossario si trovano le ossa dei 12 prigionieri suddetti.
Chi volesse conoscere questa storia può farlo navigando sul sito web: parrocchiadighilarza.it, dove esiste l’articolo che ha fatto da volano per la realizzazione di tutto ciò che è stato descritto.
Ci si è anche proposti di costituire un’Associazione internazionale per attuare scambi culturali tra le varie nazioni che furono protagoniste della prima guerra mondiale, ricerche sulla sorte di tanti prigionieri, commemorazioni, indipendentemente dalla parte per cui essi combattevano, onde realizzare quella fratellanza che tutti auspicano, ma che è così difficile da attuare nella vita quotidiana.
Anche gli autori del documentario hanno dichiarato che “ l’obiettivo del loro film è la ricerca,  la rappacificazione e l’amicizia tra i popoli”.

                                                                                                                                                                                    Maria Palmas

Maria Palmas