4 NOVEMBRE 2015

06.11.2015 22:36

    In queste poche righe della preghiera che è stata recitata alla fine della Messa del 4 novembre, dedicato alla commemorazione dei Caduti di tutte le guerre, alle " Forze Armate"  e  alla Pace, è contenuto il significato della cerimonia che ogni anno si celebra nella nostra Parrocchia e davanti al Monumento dei Caduti, a cui partecipano gli alunni delle scuole, i diciottenni, che aprono ufficialmente i loro festeggiamenti, l’unico combattente superstite dell’ultima guerra mondiale e quei cittadini che vogliono onorare i caduti  e pregare. E sappiamo bene quanto sia necessario  pregare per la Pace, visto che nel nostro mondo è un’utopia .
L’apertura di questo breve scritto è la stessa dell’anno scorso in quanto ormai questa cerimonia annuale è si può dire, standardizzata, compreso l’aver sostituito la antica preghiera dei combattenti reduci con quella composta nel 2014 da don Salvatore in occasione di una cerimonia commemorativa per gli 8 prigionieri austro-ungarici che morirono in San Serafino nel 1919 e furono ivi sepolti, nel portico della chiesetta campestre. In questa preghiera si prega per i caduti di tutte le guerre e di tutti gli eserciti e viene invocato da Dio il dono della Pace, per la realizzazione della quale vale la pena di impegnare tutti i giorni e a tutti i livelli ogni energia.
Però quest’anno c’è stata una novità, e cioè: sia il Parroco che il Sindaco non erano quelli degli ultimi 10 anni, ma due giovani, che stanno appena iniziando la loro “Missione” nella nostra cittadina e che hanno portato la loro carica di energia, entusiasmo e tanta buona volontà per superare l’inesperienza, così da entusiasmare quegli altri giovani, che anche quest’anno sono stati numerosi, attenti e compresi dell’importanza del compito da svolgere.
Nell’Omelia don Michele ha invitato a pregare per la Pace fondata sulla Giustizia, sulla Verità, sull’Amore, sulla Libertà, che sono i valori cui devono essere educate le nuove generazioni, se vogliono avere un futuro che non sia di terrorismo e guerra, odio e inimicizia. Dobbiamo tendere alla accoglienza e alla riconciliazione tra le culture e le religioni, che,  detti così sembrano concetti troppo grandi, ma che possiamo sbriciolare nel nostro quotidiano così da realizzare nel nostro paese la messa in atto di questi importanti valori.
Il Cristianesimo ci porta a realizzare questo, se mettiamo in pratica gli insegnamenti di Gesù, che ci dicono che l’Amore è l’unica forza che porta alla pace. E’ questa è la grande rivoluzione di Gesù; quindi farsi suoi discepoli comporta il prendere delle decisioni serie e di metterle in pratica, perché solo  se ci decidiamo per Lui e per i valori del Vangelo la pace sarà possibile. Se poniamo a fondamento della nostra vita l’amore per il prossimo, la solidarietà,il rispetto, l’accoglienza del diverso, davvero Dio può operare attraverso di noi e in noi. Essere cristiani oggi significa, dunque,  essere uomini e donne contro corrente, che vogliono edificare un mondo al cui centro ci sia l’uomo con i suoi bisogni e non gli interessi  economici di pochi. Solo così sarà possibile la convivenza pacifica tra le persone e tra le nazioni
Una volta raggiunto in corteo il monumento ai Caduti di Ghilarza della seconda guerra mondiale il neo sindaco ha voluto far riflettere i ragazzi sulle tremende responsabilità di coloro che impugnano le armi, anche se in nome di grandi ideali, leggendo un brano di Emilio Lussu, tratto dal suo libro:”Un anno sull’altipiano”, dove l’autore racconta la sua esperienza di guerra sulle trincee del Carso. Egli ad un certo punto deve ingaggiare una lotta con la sua coscienza, essendosi trovati in contrasto due valori, che egli riteneva fondamentali: non uccidere a freddo un uomo, che come lui, ma sulla trincea nemica, compiva i banali atti del mangiare, del bere, del fumare oppure l’obbedire al dovere di soldato che impone di uccidere il nemico. Emilio Lussu, alla fine della lotta abbassò il fucile e se ne tornò strisciando alla sua trincea.
 Aveva capito che la vita dell’uomo, anche se si trova sull’ altro fronte, è pur sempre sacra.
Dunque non iniziamo le guerre, ma facciamo ogni sforzo per costruire la pace.

  La cerimonia si è chiusa, come ogni anno, con la lettura, da parte di un gruppetto di ragazzi della leva, del nome di tutti i caduti di Ghilarza, mentre il pubblico rispondeva: " presente".

Presenti nei nostri cuori, fermamente decisi a onorare la loro memoria col vivere pacificamente.