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BENVENUTO NEL SITO WEB
DELLA PARROCCHIA M.V.IMMACOLATA
DI  GHILARZA

 

TEMPO DI PASQUA

VIII DOMENICA   PENTECOSTE

 

 

          Quanto abbiamo celebrato nel Triduo Santo e nel Tempo pasquale, trova il suo compimento nella Pentecoste, come prega il Prefazio di questa solennità: «Oggi hai portato a compimento il mistero pasquale».Ma che cosa significa questa espressione, «compimento della Pasqua»? Il dono dello Spirito è compimento della Pasqua perché corrisponde al dono della Legge scritta nei nostri cuori (cf. Ger 31,31-34), ma anche perché lo Spirito dipinge in noi i tratti del volto di Gesù: «Vi guiderà a tutta la verità» (Gv 16,13). Per Giovanni la verità è Gesù stesso (Gv 14,6), e il dono dello Spirito, quale compimento della Pasqua, ci rende veramente discepoli del Signore ricordandoci tutto ciò che egli ha detto (Gv 14,26).
E’ la Pasqua del Signore che diviene vita dei credenti.

 

 

 

 

 

 

 

VII DOMENICA   ASCENSIONE DEL SIGNORE

 

L’Ascensione del Signore potrebbe apparire come la fine di una lunga storia iniziata in Galilea sulle rive del lago mentre alcuni pescatori rassettavano le loro reti dopo la pesca. In realtà ci troviamo davanti a un nuovo inizio: non termina una storia, ma la storia riparte per far giungere il Vangelo all’intera creazione. Così iniziava il Vangelo di Marco: «Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1); ora, al termine dello stesso, si afferma che questo «evangelo», che ha assunto un volto umano lungo le strade della Galilea e della Giudea, deve raggiungere «ogni creatura» (Mc 16,15). Non è sufficiente che raggiunga ogni uomo e donna: deve arrivare alla creazione intera che, come afferma Paolo, attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio (cf. Rm 8,19). Con l’Ascensione non abbiamo una fine, ma un inizio: colui che sale alla destra di Dio, ora può riempire di sé tutte le cose (Ef 4,10)

 

 

 

VI  DOMENICA 

 

 

     

La VI domenica del Tempo di Pasqua è caratterizzata principalmente dal tema del comandamento dell’amore che troviamo nel brano evangelico (Gv 15,9-17), tratto, come la domenica precedente, dal discorso di addio nel Vangelo di Giovanni. Nella prima lettura (At 10,25-27.34-35.44-48) l’apostolo Pietro assiste al dono dello Spirito Santo sulla famiglia del pagano Cornelio, episodio che segna l’apertura dell’annuncio del Vangelo a tutte le genti. Nella seconda lettura (1Gv 4,7-10) viene ripreso il tema del comandamento dell’amore.
Nel brano evangelico troviamo tre protagonisti, tra i quali c’è un “flusso” d’amore: Gesù, il Padre, i discepoli. In questa relazione c’è un amore fontale, quello tra il Padre e il Figlio, che sta alla base, all’origine dell’amore tra il Figlio e i suoi discepoli. Gesù ha amato i suoi come lui è stato amato dal Padre e i suoi discepoli sono chiamati a rimanere in tale amore.
Qual è quel comandamento, osservando il quale, il discepolo del Signore può rimanere nell’amore? «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi» (Gv 15,12). Gesù non indica delle norme da adempiere per rimanere nel suo amore, ma un modello da incarnare dal quale non allontanarsi. Il comandamento che il discepolo deve custodire per rimanere nell’amore di Gesù è quello dell’amore vicendevole, che ha come modello e fonte l’amore di Gesù per i suoi discepoli. È una tradizione d’amore che va dal Padre a Gesù e da Gesù ai suoi discepoli.

 

V DOMENICA

In questo Tempo pasquale, nel quale la Chiesa medita e celebra la presenza del Signore risorto in mezzo a lei come fonte della sua vita e senso del suo camminare nella storia, risuona la parola di Gesù che si definisce come la «vera vite»; i discepoli sono come i tralci che da lui traggono la vita. Emerge innanzitutto la necessità di rimanere uniti a Gesù per avere la vita. È questo il rapporto tra i tralci e la vite: essi rimangono in vita grazie alla linfa che ricevono dalla vite.
La celebrazione odierna delle 10,30 é stata  arricchita dalla festa delle nostre suore che festeggiano il loro Patrono e dalla benedizione impartita a due coppie, una delle quali festeggia 50 anni di matrimonio e l'altra 45.
E' stato bello perchè entrambe le ricorrenze testimoniano che lo stare uniti a Cristo come i tralci alla vite porta frutti di bene alla società intera e alla famiglia in particolare.                                                                                 Auguri di cuore !

 

IV DOMENICA: domenica del Buon Pastore, dedicata alla "Preghiera per le vocazioni".

 

 

 

 

 

 

 

 

TERZA DOMENICA


          Il Vangelo odierno vuole affermare innanzitutto la realtà della risurrezione di Gesù. Davanti al Signore che si manifesta loro, il testo afferma che sorgono nel cuore dei discepoli delle «discussioni». Si usa una terminologia che lascia pensare all’incredulità, all’incapacità di accogliere la verità dell’evento narrato. Di fatto dobbiamo riconoscere che l’evento della risurrezione del Signore è per i discepoli di ogni tempo un evento che suscita nel cuore pensieri e dubbi. È forse l’elemento che maggiormente mette il credente davanti alla serietà della scelta di fede in Gesù come Figlio di Dio e Signore. Il testo di Luca vuole sottolineare con forza la realtà della presenza del Signore risorto nella Chiesa radunata. Non è possibile l’esistenza delle comunità cristiane se non si afferma che la risurrezione di Gesù è un fatto reale; allo stesso tempo però l’Evangelista richiama il legame con la passione. Sono i segni della passione a creare il collegamento tra il Gesù che è vissuto e ha camminato con i suoi discepoli e il Risorto che ora è presente in mezzo a loro.
La seconda parte del brano evangelico (Lc 24,44-49) colloca la passione e la risurrezione di Gesù nel piano salvifico di Dio, testimoniato nelle Scritture ebraiche. Qui emerge un altro elemento importante, già presente nel brano precedente di Emmaus, ma ora esplicitato. Per riconoscere il Risorto, per coglierne la presenza nella vita della Chiesa occorrono le Scritture.

 

SECONDA DOMENICA DEL TEMPO PASQUALE
DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         Riconciliamoci con la gioia. Sono questi gli auguri che un santo vescovo, ma soprattutto un grandissimo uomo – don Tonino Bello – faceva ai suoi sacerdoti e alle sue comunità. Sembra un augurio strano, perché tutti noi in fondo non desideriamo altro nella nostra vita che avere e sperimentare sempre la felicità e la gioia e quindi non dovremo avere grossi problemi a cercare una riconciliazione con essa.. Eppure c’è qualcosa dentro ciascuno di noi che come quella grossa pietra messa a tappo nella tomba di Gesù, ci impedisce continuamente questa pacificazione del cuore.

Abbiamo difficoltà a gioire. Abbiamo una seria difficoltà ad essere felici. Abbiamo invece cosi tanta familiarità con tutto quello che intorno a noi produce sofferenza che quasi ci sentiamo in colpa se siamo veramente felici o se proviamo realmente ad esserlo.. C’è qualcosa in tutto questo di veramente strano e, anche se noi lo rivestiamo di sentimenti e atteggiamenti cristiani e religiosi, in realtà porta in se la minaccia di una grossa trappola antievangelica.

È vero ciascuno di noi nella vita ha vissuto le sue ferite e le sue terribili battaglie. Penso alle nostre relazioni. Ogni volta che subiamo un torto che ci ha profondamente ferito avvertiamo nel confronti della persona che ha commesso l’azione una sensazione di risentimento. Il risentimento altro non è che un forte desiderio di vendetta misto a rabbia, che se si protrae nel tempo provoca come conseguenza una serie di emozioni negative, come l’odio, il rancore,  la tristezza che ci avvelenano, allontanandoci a poco a poco dalla serenità. Ciascuno di noi vive ferite nel cuore spesso profondissime e difficili da rimarginare .

Non può gioire facilmente poi chi nella nostra comunità è stata toccata da un lutto grande e doloroso o dalla scoperta di una terribile malattia, o ancora chi ha sperimentato il tradimento e la delusione. Però se quello che stiamo celebrando è vero, allora non è possibile che la gioia in qualche modo con la sua flebile luce non invada le zone più oscure della nostra mente e del nostro cuore.

Abbiamo bisogno di riconciliarci con i troppi nemici che combattiamo prima di tutto nella nostra testa. Credo allora che la prospettiva cristiana più autentica e vera, la raggiungeremo nella nostra vita nella misura in cui davvero ci riconcilieremo con questi nemici (paure, risentimenti, rancori, preoccupazioni): in una parola troveremo la vera gioia nella misura in cui faremo pace con la morte. Abbiamo paura di morire e di vedere gli altri morire intorno a noi. Ma abbiamo paura anche di tutte le morti spirituali. Abbiamo paura di perdere, abbiamo paura di dare, abbiamo paura di essere noi stessi, abbiamo paura del giudizio degli altri, abbiamo paura di ferire gi altri se facciamo quello che davvero ci sembra ci renda pienamente felici e liberi. Abbiamo paura di morire insomma. Allora ci riconcilieremo con la gioia solo nella misura in cui nella nostra mente e nella nostra vita ci riconcilieremo con la morte. Se iniziamo a morire in tante cose sperimenteremo che dopo il momento di terrore iniziale subentrerà nella nostra vita l’esperienza della gioia: faremo in qualche modo l’esperienza paradossale della morte gioiosa

Francesco d’Assisi, il mio santo preferito, che ha illuminato tanti momenti difficili della mia vita, parlava proprio di sorella morte, per dire che  a forza di morire a se stesso lui aveva una tale confidenza con essa che la poteva chiamare sorella.

Può sembrare utopico, semplicistico, ma secondo me invece è molto reale e concreto. Bisogna fare come Gesù ci ha chiesto: ritornare come bambini per capire che l’impossibile si può realizzare in ciascuna delle nostre vite. Bisogna essere come bambini che credono pur non vedendo, ma hanno la sensazione che questa bella storia che abbiamo insieme celebrato questi giorni attraverso tanti riti non è una bella fiaba ma reale e vera, potente e incredibile.

Vi auguro allora una buona Pasqua di riconciliazione con la gioia che cercate, perchè in questo giorno Gesù ha davvero fatto fare pace a due nemiche e rivali: la morte con la gioia,  facendo scaturire come un torrente in piena la vita e spazzando via quella pietra tanto dolorosa che impediva l’ingresso della luce.

Buona Pasqua di risurrezione a tutti voi dal vostro Parroco, don Michele!.

 

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