SAN MICHELE

La chiesa di San Michele, situata in territorio di Ghilarza , sul margine dell'altopiano basaltico in corrispondenza di una delle strettoie del fiume Tirso, era l'edificio sacro di un villaggio che faceva parte della curatoria del Guilcier. La villa di Urri è ricordata nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, come paese di provenienza di alcuni servi. Nel Quattrocento i suoi pochi abitanti l' abbandonarono, forse perché , come ricorda la tradizione, ridotti a poche unità d na delle pestilenze del tempo. Nel 1551 le sue terre furono spartite tra i paesi vicini:Uskey, Boele e Ghiarza. Il villaggio fu abbandonato ma non fu abbandonata la chiesa, che continuava ad essere officiata e restaurata nei secoli seguenti. Le vicende della chiesa appaiono nel tempo più articolate e meglio documentate. L'edificio presenta un impianto ad aula mononavata piuttosto sviluppata in lunghezza, costruita nella caratteristica pietra da taglio di trachite grigia. La costruzione , in sé anonima, si caratterizza per la facciata che presenta timidi elementi barocchi e che costituisce l' elemento più antico dell' insieme. Essa è dominata da un bel portale incorniciato da modanature rettilinee ; sull' architrave si innesta un timpano spezzato con una nicchia centrale decorata da un bassorilievo in pietra. La facciata è conclusa da un fastigio ricurvo , sormontato da un piccolo campanile a vela con monofora archiacuta; alle estremità laterali figurano due elementi in pietra di carattere apotropaico. Internamente la chiesa misura 20,30 x 6,70 ed è divisa in cinque campate da quattro arcate semicircolari , su grossi piedritti; la quarta campata è sollevata di un gradino ed ospita l' altare; sul lato destro, nell'Ottocento, è stata realizzata una piccola sagrestia. La chiesa è attualmente il risultato di numerosi interventi di rimaneggiamento , documentati in parte nei registri parrocchiali ora dispersi, ma letti e trascritti con attenzione del canonico Michele Licheri. L' edificio , in origine , doveva ricalcare il modulo delle chiese rurali diffuso nel Medioevo: pianta rettangolare con copertura a capriate lignee , abside a semicatino , murature in grosse pietre con numerose zeppe , rinfazzi e malta di fango. La chiesa non fu abbandonata ma gli abitanti di Ghilarza cominciarono a frequentarla e si presero cura di essa. Nel 1686 e nel 1697 rinnovarono una piccola loggia che proteggeva la facciata:si trattava di un riparo molto modesto, la tettoia era di legno e gli agenti atmosferici avevano ragione sulla debole struttura sicché erano frequenti restauri e rifacimenti. Più importanti e relativi alle strutture furono i lavori dl 1702; i documenti parrocchiali affermano che la chiesa fu fatta nuova. Infatti furono costruiti gli archi in pietra al posto delle capriate e fu rifatta la facciata secondo il gusto del tempo. Subito dopo nel 1716 , una sezione muraria tra due arcate crollò , ma fu ricostruita. Nasce il dubbio che la chiesa non fosse stata ricostruita completamente, come affermato nei documenti ma furono apportate delle modifiche che cambiando completamente il suo aspetto lasciarono anche la vecchia strutture. Infatti,ancora nel secolo XIX rimaneva l'abside della costruzione originaria, in "nicchione", come lo definisce il Licheri, che fu sostituito da un vano uguale alle altre campate. Nel 1711 fu fabbricato l' altare in pietra e fu dotato di una nuova nicchia in legno dorato. L'elemento che maggiormente risenti' del tempo e dell'umidità fu certamente la statua di San Michele , che subi' numerosi interventi di restauro: nel 1699 il pittore Giampietro Fadda rinnovò la statua; nel 1710 Pierantonio Canopia di Aidomaggiore operò in altro restauro e analogamente fecero, nel 1802 Antonio Pintus , nel 1827 Cristoforo D' Alessio e nel 1838 Gianbattista Soggiu di Ghilarza. Alla fine del secolo la statua era di nuovo in brutte condizioni:fu restaurata da Edoardo Morgioni nel 1889, che la trovò "tutta smembrata e sciolta". Ma anche la struttura muraria necessitò di restauri e,questi, furono così radicali che nel corso del tempo sostituirono tutta l' antica struttura medioevale. Nel 1894 un fulmine si abbatté sulla chiesa danneggiando il campanile, la facciata e gli archi interni; questi ultimi furono ricostruiti nel 1897 e, in tale occasione, fu rifatto il tetto. Nel secolo scorso furono eseguiti dei lavori come evidenziano l'apparato murario delle fiancate e la copertura in cemento armato. Nel 1986 fu oggetto di un nuovo restauro . Nell' indagine conoscitiva redatta dal arch. Raffaele Piras sono messi in evidenza il degrado della muratura, le pesanti e numerose lesioni da riferire al cedimento delle fondazioni sotto il peso del solaio e al dilavamento del legame in fango. Nel corso dei lavori si precedette al consolidamento della facciata legando con ina particolare malta cementizia i conci in trachite lasciati a vista, è stato ripristinato il pavimento in cotto sardo ed è stato risanato il manto di copertura in regole e coppi.