Strutture

 

CASA DI RIPOSO " ANGELINO LICHERI"
La genesi della fondazione della casa di riposo Licheri, oggi pienamente operante in Ghilarza, va ricercata nell'instancabile opera delle Dame di carità.
In archivio parrocchiale vi è un opuscolo datato 1908 che riporta le relazioni e l'organizzazione delle Dame di S. Vincenzo che si adoperano a sollievo dei poveri e vanno ad assisterli a domicilio.
Nella visita pastorale del 1911, l'arcivescovo Monsignor Salvatore Tolu chiede venga istituito il gruppo delle dame in parrocchia e Monsignor Manzella, di felice memoria, iniziò ad organizzare l'assistenza affidandola al gruppo vincenziano.
Nel 1925, durante una tre giorni della Carità, il Manzella fonda ufficialmente il gruppo delle Damine che definisce ferventi, affidando loro due vecchiette che, precedentemente assistite in una casetta di via Tirso, furono ricoverate in altri due cameroni. I soldi per l'assistenza venivano chiesti come "soldo" del povero di negozio in negozio e la prima colletta ebbe la "considerevole" offerta di L 34.
Nel 1927 si aprì l'attuale Casa di Riposo, lo spazio per costruirla venne donato dalla dama Mariantonia Licheri. La prima ospite fu una poverissima donna ammalata in casa, alla quale i topi avevano mangiato le mani e i piedi, essa venne accompagnata dalla dama Battistina Porcu Cannas che l'assistette personalmente. Alle dame vincenziane si affiancarono in seguito anche le suore del Cottolengo.
Importanti furono i lasciti della Signorina Maddalena Deriu, che donò tutto il corredo , e del Signor Angelino Licheri dal quale la casa prende il nome.
Oggi la Casa di Riposo è organizzata secondo i più moderni canoni , con del personale altamente specializzato affiancato da numerosi volontari.

Ma attualmente la Casa di Riposo è gestita esclusivamente dal Comune e la Parrocchia non ha più niente a che fare con essa.



CASA DIOCESANA DI ACCOGLIENZA                    (ex Cottolengo)


Nel 1911, già esisteva il caseggiato, voluto e sostenuto dalla Signora Rosa Sanna Delogu. La lapide commemorativa attesta "sua religiosa fede e ardente carità questo istituto fondava e dotava". Vi concorse il paese, oltre le numerose offerte in danaro e materiale edilizio fu enorme la mole di lavoro donata dagli artigiani ghilarzesi.
Era quello per Ghilarza tempo di "laicismo imperante" dove però si notava uno spirito umanitario confuso con sedute spiritiche, il che formava un fenomeno ibrido: affermano che per questi motivi, il locale istituto, rimase chiuso per otto anni. Lo aprirono le Suore Bigie, così dette dal colore dell'abito, ma non si trovarono né ben'accette né a loro agio e partirono. Il 16 ottobre 1919 per un lascito di Antioco Porcu, vennero tre Suore per l'asilo. Ebbero locali forniti dall'ECA, un povero spazio in Via Notaio Porcu, fu allora che Monsignor Piovella volle che l'istituto fosse affidato al Cottolengo. Le suore l'occuparono il Febbraio del 1920 e vennero sostenute da Monsignor Fietta, segretario dell'arcivescovo e subito dopo Nunzio Apostolico in America. Si iniziò l'attività con l'assistenza a cinque orfane; si adibirono tre sale ad Asilo e subito vi fu l'adesione di 125 piccoli. Nel 1932 le ricoverate erano 60 segnalate sia dall'OMNI che dall'Ente miniere. Nel 1923 le sorelle Deligia e nel 1929 Maria Contini incrementarono con lasciti la possibilità di assistenza.
I poveri trovarono la porta dove essere sfamati e il paese ebbe nelle Suore un riferimento certo. Si aprì il Tubercolosario, detto Ospedaletto, e una delle suore diplomata, operava come assistente sanitaria.
Arrivato, come parroco Monsignor Zucca, l'istituto ebbe l'assistenza spirituale costante. In 12 anni ebbero sette visite da parte del padre visitatore. Nel 1960 vi erano 11 suore con scuole interne.
È storia che procede cambiando finalità a seconda delle Leggi che regolano l'assistenza alle orfane.
Purtroppo la mancanza di suore ha fatto perdere all'Istituto Cottolengo numerose attività, oggi affidato alla Diocesi è un locale a disposizione di Gruppi che ne fanno richiesta.
Certamente le Suore hanno dato a Ghilarza tanto aiuto, sia che assistenziale che spirituale, ed ancora oggi si trovano inserite nelle stesse attività parrocchiali dando il loro preziosissimo contributo.