Personaggi

In questo spazio, il nostro intento è quello di tratteggiare alcuni tratti biografici di persone che si sono distinte particolarmente nell'animare e guidare la vita parrocchiale ghilarzese, siano essi parroci, preti e religiosi del paese o laici. Senza per questo nulla togliere a coloro che, pur non citati in questa sede, hanno contribuito e contribuiscono tuttora, spesso in maniera umile e nascosta, a vivificare e santificare il cammino della nostra parrocchia.

PADRE LUIGI MARIA DA GHILARZA:
UN PONTE TRA LA COMUNITÀ GHILARZESE E LA CHIESA UNIVERSALE

Una figura che nel corso della sua vita ha certamente rappresentato un ponte tra la comunità ghilarzese e la Chiesa universale è stata quella di padre Luigi Maria Agus da Ghilarza, che nel 1877 lasciava questo mondo. Stesso anno in cui la nostra parrocchia venne consacrata alla Beata Vergine Maria, e la nostra provincia affidata alla guida di Sant'Ignazio da Laconi, di cui padre Luigi Maria fu vicepostulatore nella causa di canonizzazione e primo biografo.
Una coincidenza che ci fa riflettere su quanto e su come le vicende umane si intersechino nella storia, assumendo le connessioni più impensate. Ma, al di là di queste considerazioni, la figura di padre Luigi Maria da Ghilarza, merita di essere ricordata sia per il suo esempio di fedele ghilarzese sia per il ruolo che ha avuto nella storia della Chiesa sarda.
Padre Luigi Maria, al secolo Biagio Agus Saba, nasce a Ghilarza il 13 gennaio 1813, in una dignitosa famiglia di pastori della società ghilarzese. I tempi, per Ghilarza come per tutta L'Isola, non sono certo dei migliori: dopo il tragico epilogo del cosiddetto triennio rivoluzionario sardo (1796-1799), si lotta ancora strenuamente per uscire dalla stagnante situazione dei regimi feudali e di schiavitù baronale, situazione che l'editto delle chiudende (1820), proposto come soluzione al disagio, non fece altro che inasprire, esasperando i conflitti tra contadini e pastori.
È proprio in questo clima che il diciottenne Biagio lascia Ghilarza per lo studentato cappuccino nella provincia di Cagliari, vestendo nel 1834 l'abito di novizio con il nome di Fra Luigi Maria da Ghilarza.
Negli anni degli studi il novizio ghilarzese si distingue per intelligenza e abnegazione, superando brillantemente tutti gli esami e suscitando grande ammirazione da parte dei suoi confratelli. Negli anni Quaranta viene ordinato sacerdote e nel 1844 è nominato dai superiori vicepostulatore della causa di fra Ignazio da Laconi, opera che lo impegnerà assiduamente per più di 25 anni, nei quali interpellerà centinaia di testimoni, compilando il volume degli atti alla base della beatificazione e canonizzazione del frate di Laconi.
Durante la permanenza a Cagliari, mantiene sempre stretti rapporti con un fratello, noto professore di grammatica e pedagogia a Cagliari, che attivamente partecipava alle intricate vicende politiche di quegli anni. Vicende che vedevano molti dei politici sardi impegnati nel raggiungimento della perfetta fusione (1847) con gli stati continentali del Regno di Sardegna, convinti che questa potesse condurre ad una maggiore attenzione ed impegno nei confronti dei problemi isolani. Convinzione destinata a morire immediatamente, lasciando il posto ad un profondo senso di delusione, acuito dalla successiva nomina di Alberto Lamarmora (1848) come commissario speciale con pieni poteri per l'Isola.
Intanto, nel 1846, padre Luigi Maria viene eletto segretario provinciale dell'ordine e successivamente nel 1865, provinciale. Il prestigioso incarico, arriva per il cappuccino ghilarzese, in uno dei momenti più tragici per gli ordini religiosi: la legge di soppressione degli stessi, emanata dal governo sabaudo (1855), affamato di beni, toglieva alle corporazioni religiose personalità giuridica, incoraggiando i religiosi appartenenti a piccole comunità ad concentrarsi in quelle più numerose, e di fatto assorbendo i conventi vuoti come sedi statali, di cui l'organizzazione sabauda aveva estrema necessità. Altresì venne proibito ai conventi di accettare novizi, in modo tale che alla lunga gli ordini si estinguessero naturalmente. Il risultato di questa politica è facilmente immaginabile: il patrimonio storico culturale dei conventi si disperde e i religiosi sono costretti a vivere in situazioni di estrema precarietà e indigenza.
È proprio in questo tragico frangente che emerge il grande carisma di padre Luigi Maria, riconfermato provinciale da Roma fino alla sua morte il 17 maggio 1877: da subito inizia un opera di incoraggiamento dei suoi confratelli, inviando alle residue comunità frequenti lettere di incoraggiamento e di invito alla preghiera, scrivendo all'esigenza in latino, italiano e sardo, lingua che spesso prediligeva, anche nelle prediche e nelle catechesi. Nel 1867, acquistò con grande sacrificio, una nuova casa dove poter riunire i suoi frati con i voti, chiamandola "Istelladas", nella stessa aprì poi anche un oratorio. Nel 1871 acquistò il convento di Oristano e tre anni dopo quello di Sanluri. Successivamente provò a intervenire anche nella provincia Turritana, senza però riuscirci. Si spense il 17 maggio 1877, dopo un 'intera vita spesa per l'ordine Cappuccino, la Chiesa tutta e la Sardegna. Padre Eliseo Lilliu, suo biografo, così riassume la sua vita: "Padre Luigi Maria da Ghilarza si può chiamare il nuovo fondatore e padre dell'Ordine dei frati Minori Cappuccini di Sardegna. La vittoria di quest'uomo è grande, perciò deve ergersi luminosa ed illuminante, non solo dei conventi sardi o della cittadina di Ghilarza, dove ebbe i natali, ma deve restare di perenne universale esempio ovunque, perché la forza, unita all'amore genera e porta sempre a realtà alte.". Ricordare una figura tanto importante come padre Luigi Maria, ci fa riflettere su quante persone incontreremo viaggiando a ritroso nel vissuto della nostra parrocchia, persone che, ognuna nel suo ambito, nel suo tempo, a suo modo hanno contributo a scrivere le pagine del libro della nostra storia.

                                                                                                                                                                                 Roberto Manca


NOTAIO IGNAZIO PORCU-CORRIAS
Nato in Ghilarza il 1784, si distinse per la sua grande generosità. La lapide che lo commemora, nella parete sinistra della cappella cimiteriale, si esprime così:
"Notaio Ignazio Porcu Corrias integro cittadino di specchiata bontà. Coniugato senza prole adottava per propri figli i poverelli del suo paese natio allorquando fondava l'esistente congregazione di carità con testamento del 23 XII 1855 istituendo erede del suo cospicuo patrimonio per dispensarne ai poveri annualmente, i frutti a sollievo degli indigenti caro a Dio e benedetto dagli uomini religiosamente si addormenta nella pace dei giusti il 26 3 I862 nell'avanzata età di 78 anni . I membri del PIO istituto che da lui ebbe vita deplorando la perdita delle sue preziose ceneri disperse nelle antiche tombe di San, Giorgio unanimi deliberarono il i 1905 di perpetuarne qui il generoso uomo erigendo questa umile lapide quale attestato imperituro di tenera e riconoscente benevolenza, in omaggio all'insigne patriottico benefattore lustro e decoro di Ghilarza degno dell'ammirazione dei posteri per imitarne le gesta." 
Il patrimonio lasciato era veramente cospicuo, uno dei più grandi del circondario, per volontà del notaio esso venne devoluto tramite sas chenas, beneficenze operate nelle festività Ignaziane. Ghilarza lo ricorda con una via detta via del benefattore e con un vicolo detto vico della carità dove egli era solito distribuire i proventi delle sue tenute ai poveri.


PADRE GIOVANNI SOTGIU
Nasce nel 1883 in Sardegna da genitori esemplarmente cristiani, e fin dalla fanciullezza si sente attratto da sentimenti di bontà e di religiosità. Se ne rende sempre più consapevole negli anni dei suoi studi superiori proseguiti fino al conseguimento della laurea in leggi, rivelandosi studente esemplare per la sua integrità morale e spirituale. 
Nel 1908-1909 può realizzare la sua aspirazione allo stato religioso e sacerdotale entrando nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali nel convento di S. Francesco di Oristano e professando la regola francescana. Al termine dei corso teologico riceve il presbiterato nel 1912 e conclude la sua preparazione dottrinale con la laurea in teologia. Nel 1914, per intesa tra i superiori ed il vescovo di Bosa, p. Soggiu è già qui parroco zelante stimato dai fedeli. Scoppia nel 1915 la prima guerra mondiale e il p. Soggiu richiamato al servizio militare viene a trovarsi fino al 1918 cappellano militare al fronte, sempre dedito a prestare assistenza spirituale e premuroso soccorso ai soldati, sfidando ogni pericolo.
Oltre la gratitudine dei soldati riceve ufficiali riconoscimenti con due medaglie al valore. Rientrato in Sardegna, assume nel convento di San Francesco di Oristano vari uffici di delicata responsabilità; nel contempo esercita anche un fruttuoso ministero sacerdotale come guida spirituale dei fedeli e predicatore della parola di Dio. Nel 1925 parte missionario per la Cina a capo di un gruppo di confratefli chiamati ad aprire la nuova Missione di Hingan nello Shensi. Dopo tre anni di fervente attività evangelizzatrice, la missione viene elevata al grado di Prefettura Apostolica e p. Soggiu è nominato Prefetto Apostolico. Prima come Superiore della Missione e poi come Prefetto Apostolico egli si fa amare come padre da tutti i missionari e, per la sua affabilità e saggezza, dai cinesi cristiani. È stimato anche dai cinesi non cristiani per la sua benefica bontà. Il 12 novembre 1930 Mons. Soggiu, dopo aver compiuto una memoranda visita pastorale a Shichuang, che nel frattempo era stata assediata dai briganti, sente di dover rientrare in sede dove era atteso; approfittando di una tregua dell'assedio affronta il viaggio accompagnato dal domestico cristiano e da due portatori: uno catecumeno e il secondo pagano. Ma a metà strada viene intercettato da un gruppo di briganti operante presso i monti di Hanyn e notoriamente feroce. I briganti, pur consapevoli dell'identità di Mons. Soggiu, ben palese dai biglietti da visita presentati da lui e dagli accompagnatori e confermata da spiegazioni orali, non esitano a derubarlo di quanto ha e a pretendere 3000 dollari per il suo riscatto; infine lo colpiscono a morte con ripetute lanciate. Insieme a lui vengono uccisi anche il domestico cristiano e il portatore catecumeno. 
La notizia del tragico evento gunge il 20 novembre a Roma e immediatamente si diffonde in tutta Italia e in tutto l'Ordine dei frati Minori Conventuali, ovunque nel mondo essi hanno conventi. Da notizie più precise sulla morte di Mons. Soggiu, giunte dai missionari di Hingan, appare chiaro che egli abbia affrontato la morte per testimoniare l'assoluta fedeltà al mandato apostolico missionario dimostrata con eroico zelo. Solenni riti di suffragio si celebrano in molte città, e specialmente a Roma, Assisi, Padova e in Sardegna. A Hingan i riti funebri si celebrano il 24 maggio 1931, presieduti da Mons. F. Tessiatore in rappresentanza dei Delegato pontificio a Pechino Mons. Costantini; per l'occasione era presente la salma della vittima. La solennità del rito fu tale da apparire come un pubblico trionfo di quella gloriosa morte. La fama dei martirio di Mons. Soggiu si perpetua a lungo negli anni successivi fino ad oggi, quando si rende più vivo che mai l'auspicio della sua glorificazione da parte della Chiesa.
Chiunque ha notizie dirette o indirette, di grazie ricevute per intercessione del servo di Dio, Giovanni Soggiu, è pregato di notificarle al vicepostulatore della causa, presso il convento di San Francesco, piazza Duomo, 10, 09170 Oristano.


MONS. BENIAMINO ZUCCA
A 23 anni, pieno d'intelligenza e di vibrante entusiasmo fu mandato in servizio parrocchiale. Non esisteva allora il Seminario Regionale né si era tenuta in Sardegna alcuna Settimana Sociale ed il novello Sacerdote si dimostrava preparato a tutti i problemi di vita pastorale e di apostolato sociale. Unendo infatti l'azione alla parola diede mano alla fondazione di Asili d'infanzia, di Casse Rurali di prestito per i poveri agricoltori di Cooperative per assicurazione di bestiame, di cucine economiche per la minestra ai poveri, di magazzini annonari per gli approvvigionamenti durante la guerra del 1915.
Senza correre il pericolo di coloro che attratti dal miraggio della popolarità abbassano il ministero Sacerdotale a delle pose ed atteggiamenti secolareschi, il Teologo Zucca seppe trovare la corrispondenza dei fedeli mediante il sicuro specifico della benefica operosità. Nel periodo rosso del 1918-21, quando l'Ufficio Cattolico di Attività Sociali tentò l'ultimo sforzo per arrestare l'orda comunista, il teologo Zucca per volontà di Mons. Piovella era un Attivista nella Diocesi di Oristano per costituire le Sezioni del P.P. e le Sedi della "Unione e lavoro".
I Santagiustesi non potranno dimenticare i tre anni di apostolato del parroco Zucca. Organizzare 68 contadini in società legale per condurli alla occupazione delle terre incolte del "Cirras", attaccare per mezzo della stampa i lavori dello stagno fino a rimettere in possesso i proprietari dei loro terreni bonificati, strappare alla Camera del Lavoro di Oristano gli operai per tesserarli in campo cattolico, trattare e difendere i loro diritti di fronte all'Ingegnere della Bonifica, provvedere di una sufficiente dotazione di frumento il paese affamato e tumultuante per le ripetute requisizioni, quando la Sottoprefettura non aveva disponibilità di viveri né Cagliari poteva far arrivare la farina per il susseguirsi degli scioperi, fu tutto un programma svolto che richiedeva intelligente e coraggiosa attività. Coronato da lusinghiero successo il lavoro a Santa Giusta, nell'ottobre del 1922 al teologo Zucca fu affidato un campo più vasto da lavorare, Ghilarza. Il paese dominato dalla Massoneria, ove con maggiore s ussiego si tenevano le segrete conventicole dei Fr. Iniziati; ed ove un circolo femminile anticlericale trovava ogni tanto lo spunto per inscenare i funerali civili e la fiaccolata del XX settembre contro il Vaticano. Era un campo diverso da tutti gli altri, pieno d'incognite e bisognava lavorarlo in diverso modo.
Il novello parroco cominciò col lavorare i giovani e cinque mesi dopo il suo ingresso 43 di essi indossavano la smagliante divisa di Boy-scout. Fu la prima scossa per quel popolo indifferente, un fatto nuovo per Ghilarza ove anche i piccoli marinavano la Chiesa. La festa fu solennissima perché il parroco non badando a spese vi fece convenire gli esploratori di Macomer, di Oristano, la fanfara del IV S. Giorgio di Cagliari ed il fior fiore di quei giovani cattolici. Preso in breccia e fatto cadere il Circolo anticlericale l'Azione Cattolica venne piazzata nei suoi quattro rami e Ghilarza divenne in breve tempo la roccaforte della Diocesi conquistando i migliori premi di coltura religiosa. In conseguenza di tanta operosità non poteva mancargli la benevolenza del suo Arcivescovo. Lo nominò, infatti, Penitenziere della Cattedrale, ma vi dovette rinunciare per circostanze di famiglia. Lo nominò successivamente Canonico onorario e la onorificenza riscosse il plauso unanime del Rev.mo Capitolo. Il fatto della onorificenza non arrestò la sua fatica perché curando intensamente l'opera delle Vocazioni aprì la scuola parrocchiale portando al Sacerdozio cinque dei suoi alunni. Incaricato della compilazione del Bollettino Diocesano ne curò quasi da solo la compilazione per tanti anni. Si occupò per sostituire una sede più comoda ed accessibile alla Casa di Riposo, di fondare il CIF e le ACLI; e pure oggi con magnifici sforzi è riuscito a mettere su un Orfanotrofio maschile per l'infanzia abbandonata che raccoglie un bel numero di ragazzi. Sempre amante dei giovani ci tiene tanto per adunare ogni anno a Ghilarza le assisi regionali della GIAC. Gli acciacchi della senilità vorrebbero fermargli il passo, ma egli non cede alla vecchiaia ed è sempre la come da giovane nel duro lavoro della trincea.

                               (Tratto da un articolo celebrativo dei 50 anni di messa di Mons. Zucca,1951)


MONS. ANTONIO LOI
Ricordare la figura di Mons. Antonio Loi, come parroco di Ghilarza, a dieci anni dalla sua morte (12 marzo 1992) significa andare indietro con la memoria e ripercorrere praticamente tutto il periodo dal dopoguerra sino agli anni 80, quando Mons. Loi si ritirò a vita privata per raggiunti limiti d'età.
La sua, fu una lunga stagione pastorale, accompagnata sempre, sia nei momenti belli che in quelli meno piacevoli della vita di una comunità, dalla stima della popolazione di Ghilarza, che ricorda ancora oggi sempre con molto affetto il "suo" parroco Mons. Antonio Loi, deceduto all'età di ottantasei anni. Come non ricordare, infatti, un sacerdote (nato a Ortueri, dove fu ordinato l'undici Agosto 1932) che a Ghilarza ha trascorso buona parte del suo ministero sacerdotale, esattamente trent'anni; dal 1951 al 1981, quando fu sostituito degnamente da Mons. Nicola Deriu, deceduto lo scorso 31 ottobre ad Oristano. Prima di arrivare a Ghilarza, Mons. Loi fu Parroco a Villanova Truschedu per due anni, a Fordongianus per sette e ad Abbasanta per dieci.
A Ghilarza, Mons. Loi trascorse anche i suoi ultimi cinque anni di vita insieme alla adorata sorella Peppina, deceduta da qualche anno, nella casa di Via Matteotti dove abitava dopo aver esaurito il suo impegno pubblico. Ma, sino all'ultimo istante della sua esistenza, nonostante la vecchiaia e la malattia che lo aveva colpito, Mons. Loi ha dato testimonianza del suo grande amore verso Dio e verso il suo prossimo celebrando ogni giorno la Santa Messa nella chiesa di Sant'Antioco. Colpiva in particolare la sua capacità oratoriale che "avvinceva" e "convinceva" chi lo stava a sentire. Una qualità spontanea che tutti apprezzavano soprattutto perché sapeva comunicare esattamente il suo carattere: schietto e sincero. In talune affermazione anche colorate, dava l'impressione di essere burbero, ma era soltanto una impressione. Era invece uomo di spirito e divertente soprattutto con noi chierichetti ai quali voleva molto bene. Predicatore di quelli con la "P" maiuscola, era ricercatissimo nelle parrocchie di tutta l a forania. Omelie ascoltate con grande attenzione, talmente erano vicine all'uomo nei problemi di ogni giorno. Ecco, Mons. Loi, può essere allora ricordato come il parroco della gente e tra la gente. Oggi si direbbe un parroco moderno che sapeva parlare di tutto, in modo semplice e comprensibile. Veniva al nocciolo della questione senza troppi giri di parole, soprattutto quando con coraggio ed arguzia, analizzava alcune fasi della situazione politica nazionale, bacchettando i vari amministratori di turno che non guardavano all'interesse generale ma al proprio. Quanto allora, sarebbero stati attuali oggi, il pensiero e l'opera di Mons. Loi ! Ma la sua grande fede nel signore la volle anche trasmettere ai posteri con i quattro volumi de "S'istoria de ,sa salvesa umana in limba sarda" che si chiudono con questa commossa invocazione:
"A Deus, su supremu, siat gloria
e a nois felice su destinu
in custu mundu chi tenet confine
e ancoras in cuddu senza fine"

               SERAFINO CORRIAS in "Ghilarza", anno XXIV, n.1, supplemento a "Vita Nostra", 31 marzo 2002


MONS. SALVATORE MURGIA
Con la scomparsa Mons. Salvatore Murgia, avvenuta l'otto marzo 2002 all'età di 90 anni, essendo egli, infatti, nato il 16 febbraio 1912, la comunità parrocchiale ghilarzese, ma anche tutta la diocesi di Oristano, perdono un importante punto di riferimento spirituale.
E di quanto fosse amato il caro Don Murgia, lo hanno voluto testimoniare le numerose persone che hanno preso parte alle esequie celebrate nella "sua" parrocchia dell'Immacolata Concezione, dove fu ordinato sacerdote l'8 Agosto 1937.
A presiedere il rito funebre non è voluto mancare S.E. Mons. Pier Giuliano Tiddia, Arcivescovo di Oristano, che insieme a ben sedici sacerdoti ha concelebrato la solenne liturgia.
Ricordare la figura di Mons. Murgia, vuol dire davvero esaltare le doti di un sacerdote buono, dal carattere dolce e mansueto, ben voluto e stimato da tutti. 
Dovunque egli sia stato, in ben 45 anni di servizio pastorale, ha lasciato un ottimo ricordo di pastore zelante e diligente.
Appena nominato sacerdote, il suo primo incarico fu quello di viceparroco a Meana Sardo, mentre agli inizi del 1938 diventò parrocco di Assolo fino al 1944 quando fu trasferito ad Asuni. Ben più lunghe le altre esperienze come parroco di Marrubiu e Fordongianus dove trascorse ben sedici anni in ciascuno dei due importanti centri.
Nel 1982, all'età di settant'anni, ottenne di ritirarsi a vita privata nella sua casa ghílarzese di Via Cavalier Agus, prima di essere ospitato nella casa di riposo "Angelino Licheri".
Qui insieme alla amata sorella, fu amorevolmente seguito da tutto il personale con in testa la cottolenghina Suor Silvana.
Tracciare un profilo di Don Murgia (che fu anche nominato canonico onorario della Cattedrale) significa miscelare alla perfezione doti di umiltà ed umanità ma, soprattutto una grande fede in Dio e uno smisurato alla sua funzione. Lo ricordiamo tutti, negli ultimi mesi del suo impegno pubblico in aiuto al parroco, quando pur sofferente ed incerto trovava sempre nuove energie per celebrare la Santa Messa con grande lucidità, illuminando ancora tutti con le sue omelie. Così come fece anche con gli altri anziani della Casa di riposo di cui era diventato un grande riferimento umano e spirítuale. Usava sempre parole semplici come lui, che arrivavano dal profondo del cuore e che non finivano mai senza un ricordo di Maria santissima, madre di Gesù e madre nostra. Stiamone certi che anche da lassù, accanto alla amata sorella G. Maria che l'ha preceduto nell'eterna dimora di qualche mese, Don Murgia pregherà e si ricorderà sempre di tutti noi.

        SERAFINO CORRIAS in "Ghilarza", anno XXIV, n.1, supplemento a "Vita Nostra", 31 marzo 2002


MONS. NICOLA DERIU
"Ora io vado, voi proseguite il cammino con Dio" "Grazie don Nicola per tutto ciò che hai fatto con amore e dedizione al servizio della nostra diocesi". Con queste commosse parole, l'arcivescovo di Oristano S.E. Mons. Pier Giuliano Tiddia, ha concluso la sua omelia funebre nella solenne concelebrazione eucaristica tenutasi nella Cattedrale di Oristano sabato 31 Ottobre, all'indomani della scomparsa di Mons. Nicola Deriu, parroco di S'Efisio ma, per 13 anni alla guida della Parrocchia dell'Immacolata di Ghilarza.
Una morte prematura, inattesa, giunta al termine di una breve malattia e che ha lasciato tutti sbigottiti e senza parole. L'Arcivescovo, del quale Don Nicola era uno dei più stretti collaboratori in qualità di Vicario Episcopale e Direttore dell'Ufficio Catechistico Regionale e Diocesano, ha raccontato con quanta dignità umana e con quanto attaccamento al ministero egli ha affrontato gli ultimi istanti della esistenza terrena.
"Offro la mia malattia alla diocesi ed ai suoi problemi", ha detto Don Nicola al pastore arborense incontrandolo per suo espresso desiderio quando ormai aveva capito di essere giunto al temine del personale calvario.
Per capire quanto era amato e ben voluto Don Nicola bastava osservare le tante facce incredule delle centinaia di persone che in Cattedrale gli hanno voluto dare l'ultimo saluto prima della sepoltura a Nurallao, suo paese natale. Sono arrivati in modo particolare da Aritzo, Ghilarza, Oristano, i tre centri nei quali Don Nicola ha svolto la missione sacerdotale. Don Nicola lascia un grande vuoto. All'apparenza poteva sembrare severo, introverso e di poche parole, ma bastava parlarci per capire quanto fosse umano, pronto al dialogo e a comunicare veramente ciò che aveva dentro.
Era amato soprattutto dai tanti giovani della Diocesi che in questi anni, grazie ai suoi insegnamenti, aveva saputo catturare e magari avviare al sacerdozio. E proprio negli anni della sua permanenza a Ghilarza è nata la vocazione dei nostro concittadino Nicola Pinna (che importante e significativa coincidenza chiamarsi proprio come lui!) che pian piano ha iniziato a muovere i primi passi nella strada che lo ha portato ad essere un "soldato" di Dio. Da lassù, in quel giorno, Don Nicola sarà sicuramente felice e pregherà per l'impegnativo compito che lo attende.. Ma Don Nicola, lo ricorderemo tutti per un sacerdote semplice e modesto. "E' vissuto in assoluta povertà e modestia", era il commento più ricorrente che si poteva ascoltare mentre il feretro, accompagnato da un lungo applauso, veniva trasportato fuori dalla Cattedrale, piena di gente nonostante la pioggia. Domenica 7 novembre, Don Nicola è stato ricordato anche a Ghilarza in una partecipata solenne celebrazione eucaristica presieduta da Mons.Salvatore Marongiu ed animata coro parrocchiale. Nella sua omelia, il parroco ha ricordato l'importante eredità lasciata nella comunità parrocchiale ghilarzese che lo avuto come guida per tanti anni. Don Nicola non aveva infatti mai rotto dei tutto i rapporti con Ghilarza pur mantenendoli con la discrezione che era insita nel suo carattere. Don Salvatore, ha rivelato che pur invitato diverse volte per la celebrazione di matrimoni o altri riti, Don Nicola aveva sempre cortesemente rifiutato. "Eravamo molto amici", ha detto Don Salvatore, "e mi ha fatto un immenso regalo tornando per la prima volta a Ghilarza per presenziare al triduo di preghiera in preparazione al mio 25' anniversario di ordinazione sacerdotale ". 
Ci piace ricordare Don Nicola, riproponendovi qualche frase del suo saluto alla nostra comunità, tratta dal numero speciale di "Ghilarza" del novembre 1994, in occasione del suo trasferimento ad Oristano. Parole che rilette oggi con attenzione sembrano quasi un testamento spirituale: "Carissimi, ora capisco pienamente il significato del proverbio, partire è un po' morire.... Andando nella Parrocchia di Sant' Efisio, non mi dimenticherò di questa comunità. Porterò con me la ricchezza che voi siete e che mi avete comunicato. Ho ammirato la vostra concretezza che non si esprime in tante parole ma nei fatti. Ho apprezzato l'attenzione ai bisogni degli altri e ho, così, toccato con mano come in situazioni di emergenza, ma non solo, sapete dare molto... Ora, fratelli, io vado, voi proseguite il vostro cammino con Dio, nello spirito del vangelo, sul solco tracciato. Vi ringrazio di cuore tutti: sacerdoti, suore, laici. Vi invito a venire a trovarmi, quando passerete dalle parti della mia nuova parrocchia. Vi saluto con stima e con affetto, augurandovi lunghissimi giorni di bene nel Signore. Don Nicola.".
Vorremo concludere salutando Don Nicola con parole semplici ma efficaci, usate sempre nel 1994 dalla comunità giovanile: "GRAZIE, non per una ma per mille cose: per averci amati e seguiti come un padre, per aver voluto con tutto te stesso che si formasse una comunità giovanile così gioiosa e piena di vita, per averci rivelato la tua semplicità.....Poi, la cosa più importante: TI VOGLIAMO TANTO BENE. La separazione sarà triste e dolorosa ma il nostro grande AMICO GESU' ci permetterà di stare uniti tramite quella forza universale che si chiama preghiera". ARRIVEDERCI DON NICOLA

                                                SERAFINO CORRIAS in "Ghilarza", anno XXVI, n.2, supplemento a "Vita Nostra", 26 dicembre 2004