Confraternite

La notizia più antica sulle confraternite è incisa su una campana della parrocchiale che dice :

S.Giovanni Battista prega per noi / anno 1480 / sumptibus popoli Procuratore del rosario Giovanni Battista Falcone”.
E’quindi la confraternita del Rosario la prima di cui si ha notizia, non si sa in che periodo questa prese possesso della sede di S. Palmerio, che mantiene tuttora, ma si sa per certo che detta confraternita collaborò attivamente con i monaci Domenicani, animando molte festività proprie del ordine.
Molto curiosa è la pagina di un documento, datato 1666, che descrive alcune spigolosità avvenute tra i confratelli del Rosario e quelli di S. Croce durante la processione di S. Palmerio; a dimostrazione dello spirito di competizione esistente tra le confraternite ,e indice quindi di un impegno serio e sentito.
Altri dati sulla confraternita del Rosario si deducono da un suo registro interno, che annota, a partire dal 1839 fino al 1843, gli incarichi, le incombenze, “le entrate e le uscite”, fornendo un quadro dettagliato della vita dei confratelli. Questi vennero “nominati ufficialmente “solo nel 1878 con la ripetuta canonica erezione per la pacificazione ottenuta dal domenicano Padre Domenico Carrus.
Delle altre confraternite le notizie sono poche e sporadiche, appare molto antica sia quella del Santissimo che quella di S. Croce. Su entrambe si ha qualche notizia dai registri del secolo scorso ,dove appaiono alcuni scontri tra i procuratori laici e il clero dovuti a richieste tipo lo spazio per la sepoltura di alcuni confratelli ,luoghi per le riunioni, spese da sostenere. Naturalmente questi sono fatti che colorano ogni porzione di chiesa locale senza sminuire minimamente la fede e l’impegno di queste forze laiche vive all’interno della chiesa ,quali sono appunto le confraternite.
L’ultima di queste formatasi a Ghilarza è quella del S. Cuore nata ,nel 1874, per opera del ghilarzese Arcivescovo Antonio Soggiu, il quale formulò anche uno statuto ,che diede a tutte le confraternite, dove vengono specificati i vari impegni, tra i quali vi è anche quello dei cosiddetti “infermieri” destinati ad attività assistenziali/caritative, tanto caldeggiate anche dall’Arcivescovo Mons. Tolu, in una visita pastorale del 1911.